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Diffami da Arezzo, ti processano a Sassari

La diffamazione ha luogo dove le offese sono percepite, a prescindere dal luogo nel quale avviene l’azione. E’ quanto stabilisce una sentenza della Prima sezione penale della Corte di Cassazione. La Corte si è espressa perché chiamata a risolvere un conflitto di competenza territoriale fra due tribunali in merito ad un processo che pende sull’amministratore di un sito web accusato di diffamazione per un articolo apparso tra le sue colonne di bit. I server del sito risiedono ad Arezzo ma l’imputato risiede a Sassari. La Cassazione ha deciso che è la procura sarda ad avere voce in capitolo.

PROCESSO TELEMATICO – E’ intanto questione di ore l’entrata in vigore delle nuove regole sul processo telematico introdotte dal decreto n.44 del ministero della Giustizia e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 18 aprile. Secondo quanto da esse stabilito, nelle procedure per gli atti necessari allo svolgimento del processo giuridico avranno spazio la firma digitale e le tecniche di autenticazioni che sollevino dall’obbligo di conservazione degli atti in formato cartaceo. Allo stesso tempo, le comunicazioni e l’invio dei documenti stessi potrà avvenire tramite posta elettronica certificata. 

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USA: in ascesa i controlli sulle electronic communications

Online InvestigationLe comunicazioni elettroniche sul suolo americano sono sempre più controllate. Lo afferma tramite una ricerca Christopher Soghoian della Harvard University. Grazie alle disposizioni dello Stored Communications Act (SCA) del 1986, parte del più ampio Electronic Communications Privacy Act (ECPA), le forze dell’ordine statunitensi posso richiedere ai gestori dei servizi Internet i dati del traffico online degli utenti nei minimi dettagli. Facoltà che a quanto pare vengono ampiamente sfruttate dagli agenti che recapitano decine di migliaia di richieste al mese a Facebook&Co. “Le forze di polizia o l’FBI – argomenta Soghoian – possono ottenere la maggior parte dei dati di cui hanno bisogno dalla comodità e dalla sicurezza delle loro scrivanie con pochi click, con un fax o con una telefonata […] In realtà molte compagnie telefoniche hanno sviluppato siti web self service in esclusiva per gli agenti di polizia per recuperare i dati relativi agli utenti in maniera autonoma”, servizio che sarebbe stato sfruttato ben 8 milioni di volte in un anno. “Tali dati si sono dimostrati preziosi per la polizia e le altre forze dell’ordine – conclude Soghoian – tuttavia il reperimento di tali informazioni non ha nessun obbligo di rendicontazione e le statistiche appaiono minime se non del tutto inesistenti”. Il problema è tra quelli sollevati anche da Google, Microsoft e AOL nell’ambito della composizione del Digital Due Process. 

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USA: di privacy, e-mail e copyright

I senatori John Kerry, democratico, e John McCain, repubblicano, sono uniti nella presentazione del disegno di legge Commercial Privacy Bill of Rights Act, con il quale si punta ad istituire un nuovo quadro regolatore che imponga restrizioni alle attività di tracciamento online e rastrellamento di informazioni personali. I due, sconfitti nella corsa alla Casa Bianca rispettivamente da George W Bush nel 2004 e da Barack Obama nel 2008, vorrebbero così dotare la Federal Trade Commission (FTC) di poteri sanzionatori nei confronti delle aziende del web che adottano un comportamento non trasparente in materia di raccolta, trattamento e distribuzione dei dati personali degli utenti, le cui modalità andrebbero sempre indicate nel dettaglio all’utente stesso. Naturalmente viene menzionato il sistema Do-Not-Track che, già implementato nei browser di Mozilla (Firefox), Google (Chrome) e Microsoft (Explorer), diverrebbe obbligatorio per tutti i sitit aziendali. La proposta di legge ha raccolto parecchi plausi dal mondo del web, ma deve scontare, oltre all’irritazione dei vertici della Direct Marketing Association (DMA), la delusione delle associazioni a tutela dei consumatori, che non vedono grossi cambiamenti introdotti nelle pratiche di gestione dei dati personali da parte delle aziende del web.

POSTA ELETTRONICA E PRIVACY – E’ invece crescente il dibattito sulle revisioni all’Electronic Communications Privacy Act (ECPA), la legge che nel 1986 regolava la privacy in materia di comunicazioni a mezzo elettronico. Tutto nasce dalla costituzione del Digital Due Process, un gruppo di lobbying formato da colossi come Google, AT&T e AOL, che aveva l’intento di proporre al Congresso di rivedere la parte dell’ECPA che rende lecito il sequestro senza mandato delle email più vecchie di 180 giorni che, situate “in the cloud”, vengono classificate come abbandonate e quindi non tutelate dalle leggi sulla privacy. A infiammare la discussione le posizioni espresse dal Dipartimento di giustizia americano, secondo il quale (e sarebbe anche la posizione dell’Amministrazione), questo tipo di sequestro senza mandato sarebbe giustificato in alcune situazioni criminose, come le indagini che riguardano pedofilia, terrorismo e spionaggio.

POSTA ELETTRONICA E COPYRIGHT – Per i messaggi di posta elettronica sembrano non esserci tutele anche in materia di diritto d’autore: il giudice di Los Angeles Dolly Gee ha stabilito che una frase in prosa in una e-mail non può essere tutelata da copyright come lo potrebbe essere, ad esempio, un incipit poetico della stessa lunghezza, per il semplice fatto che non è abbastanza creativa, manca di originalità. La decisione arriva alla fine del processo che vedeva contrapposti Kenneth Stern e Robert Weinstein, membri della CAALA (associazione americana a difesa dei consumatori); Stern inviava ad una mailing list interna all’associazione (più di ventimila persone) un messaggio contenente 23 parole; Weinstein lo spediva a sua sorella, non compresa nella lista di indirizzi originaria, la quale rispondeva al mittente originario scatenandone l’ira e spingendolo alla citazione in giudizio. Secondo il giudice Gee però il post del querelante “non mostra nessun tipo di creatività poiché il contenuto è dettato solo da considerazioni funzionali”. Tuttavia, Stern ha già annunciato che ricorrerà in appello.

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Calabrò convocato in Parlamento

Corrado CalabròApprendo dal blog di Luca Nicotra di un importante passaggio verso quello che si spera sarà uno stop alla censura che l’Agcom vorrebbe imporre ad Internet; riporto per intero qui sotto il post:

Levataccia per Corrado Calabrò giovedì mattina e soprattutto un altro passo nella direzione giusta. Giovedì il Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è stato convocato con urgenza alle ore 8.30 dalle commissioni 7a (Comunicazioni) e 8a (Cultura) del Senato per rispondere dei gravi attacchi alla libertà di informazione e all’accesso alla conoscenza che permangono nel nuovo schema di regolamento sul diritto d’autore (qui il calendario del Senato). Perchè l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è stata sì costretta a modificare il suo regolamento, rinunciando di autoattribuirsi il potere di inibire l’accesso ad interi siti web, ma ha deciso di insistere nel faraonico e terrorizzante progetto di diventare arbitro di tutti i contenuti presenti sulla Rete.

Aver ottenuto questa convocazione è un altro importante successo per chi, come Agorà Digitale e tutte le associazioni riunite nell’iniziativa sitononraggiungibile.it (Adiconsum, Altroconsumo, Assoprovider assistiti da Fulvio Sarzana e Marco Scialdone), fin dall’inizio ha preso una posizione chiara e netta che manterremo fino alla fine: l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non può intervenire con un regolamento che mette in pericolo principi fondamentali come giusto processo, libertà di espressione, di informazione, diritto di accesso alla conoscenza e la libertà di impresa. C’e’ bisogno innanzitutto di una riforma delle regole che ci permettono di condividere contenuti in rete. Catastrofico applicare le norme pensate dall’Autorità senza prima riformare un reperto archeologico del 1941 qual’e’ la legge sul diritto d’autore, che deve essere adeguata alle nuove forme della creatività, della circolazione delle informazioni e della possibile remunerazione.

Da una parte il Parlamento non ha strumenti per imporre “formalmente” uno stop al regolamento. Dall’altra Agcom non potrà ignorare la posizione delle istituzioni, tanto piu’ questa sarà forte e motivata. Chiari sono stati innanzitutto i senatori Vita e Vimercati, che con urgenza hanno avanzato la richiesta di convocazione sostenendo che

a questo punto, sia opportuna una moratoria, in attesa di una procedura istituzionalmente più corretta, non lesiva delle prerogative delle Camere”.

Ma sono 23 i senatori che compongono gli uffici di presidenza delle due Commissioni che audiranno Calabrò e sappiamo quanto poca sia la consapevolezza della classe politica dei rischi insiti nel regolamento Agcom. È compito anche nostro, di noi che ci siamo mobilitati fino ad ora, provare a convincerli dell’assoluta necessità di uno stop al provvedimento. Abbiamo meno di 48 ore di tempo.

Per cominciare trovate i loro nomi e la loro attività su questa e quest’altra pagina.

E questi sono i loro indirizzi:

possa_g@posta.senato.it, barelli_p@posta.senato.it, vita_v@posta.senato.it, valditara_g@posta.senato.it, marcucci_a@posta.senato.it, asciutti_f@posta.senato.it, giambrone_f@posta.senato.it, rusconi_a@posta.senato.it, pittoni_m@posta.senato.it, musso_e@posta.senato.it, polibortone_a@posta.senato.it, levimontalcini_r@posta.senato.it, grillo_l@posta.senato.it, menardi_g@posta.senato.it, ranucci_r@posta.senato.it, baldini_m@posta.senato.it, vimercati_l@posta.senato.it, cicolani_a@posta.senato.it, filippi_m@posta.senato.it, stiffoni_p@posta.senato.it, oliva_v@posta.senato.it, fistarol_f@posta.senato.it, detoni_g@posta.senato.it

Sapete cosa fare. Scrivete, informate e condividete. I motivi di questa nuova mobilitazione sono forti e condivisi nella società civile e tra gli addetti ai lavori. Molto dipende dalla nostra capacità di raccontare anche a politici per troppo tempo distanti dalle nuove forme di diffusione dell’informazione e della conoscenza l’enorme rischio che stiamo correndo”.

In una mail Agorà Digitale indica quali documenti potrebbero essere inviati per fare pressione: La lettera aperta ai Membri delle Commissioni VII e VIII del Senato della Repubblica di Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assoprovider e Studio Legale Sarzana e L’approfondimento a cura di Agorà Digitale sul nuovo regolamento Agcom.

Guido Scorza suggerisce qualche domanda da porre al presidente Calabrò, mentre Avaaz propone una nuova campagna di mail bombing.

UPDATE 21 LUGLIO 2011 – Sono qui disponibili gli interventi dell’audizone. Qui il pdf con la relazione scritta del presidente Calabrò relativo alla delibera 398/11CONS, quella che indice la “Consultazione pubblica sullo schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”. 

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