Intercettazioni e bavagli, ci risiamo

Pubblica resistenza contro il ddl intercettazioniOrmai non ci stupisce più, il Web da noi è in costante pericolo censura. Tant’è che qualcuno pensa di riprovarci con il DDL intercettazioni per cercare di arginare quello che il nostro caro presidente chiama “stato di polizia”. In quel testo si impone a tutti i “siti informatici” di provvedere entro 48 ore a rettificare contenuti segnalati come impropri da chi se ne ritiene danneggiato. Chiunque, in qualunque modo e di qualunque spazio si tratti (che si il sito del Corriere della Sera o un blog gestito da un sedicenne, secondo loro, cambia poco). E se un blogger non rispetta la norma? Facile, rischia 12mila euro di multa. Così, se la legge dovesse arrivare fino alla Gazzetta Ufficiale, avremmo un universo digitale popolato di contenuti che potrebbero essere disinnescati a mezzo di obbligatorie rettifiche in qualunque momento perché non graditi a chi ci governa o a qualunque altro soggetto. Curioso, per un provvedimento che vuole salvarci dallo “stato di polizia”…

UPDATE 26 settembre 2011 – Alessandro Capriccioli parla di come questa norma significherebbe di fatto un’imposizione a mentire per migliaia di blogger. L’avvocato Fulvio Sarzana invece, oltre a sottolineare quanto difficile sarebbe vedere ancora sfilze di commenti in calce agli articoli online (“le testate, come i blogger preferiranno moderare tutti i commenti per eviatare problemi con coloro che potrebbero richiedere “a spron battuto” le rettifiche”, si concentra sulle contraddizioni insite nella norma:

La norma oltre che singolare rischia anche di essere vanificata dalle concrete modalità di immissione dei contenuti sul web e dalla caratteristica di transnazionalità della rete internet. L’obbligo di rettifica come è noto, è previsto in generale dalla legge sulla stampa e, precisamente dall’art 8 Legge 8 febbraio 1948, n. 47. La legge sulla stampa prevede una sanzione amministrativa per le testate che non adempiono all’obbligo di rettifica e la possibilità di avvalersi degli strumenti previsti dal codice di procedura civile per ottenere il diritto di rettifica.Orbene la norma sulla stampa è stata emanata in un periodo storico nel quale non c’era internet e non era ipotizzabile che una testata potesse risiedere all’estero. Internet ha portato con sè la possibilità di delocalizzare gli strumenti di comunicazione alla collettività sino al punto in cui un blog, come quello del sottoscritto, essendo ospitato presso una piattaforma che risiede all’estero e che non appare soggetta, almeno per ciò che riguarda la possibilità di essere raggiunta da un ordine di rettifica, alla giurisdizione italiana, può ignorare l’ordine di rettifica senza andare incontro a particolari problemi”.

Il deputato del Pdl Roberto Cassinelli, intanto, annuncia sul suo blog che ripresenterà l’emendamento con il quale nel giugno 2010 chiedeva di allungare a 7 giorni le scadenze imposte ai blogger per effettuare le rettifiche, oltre ad una sensibile diminuzione delle pene pecuniarie. 

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