Archivio per la categoria Il mondo del Web

I post in stand by, la mappa dei materiali, le nuove avventure

Lareteingabbia si prende una pausa, ma non lo fa chi cura il blog. In realtà era già da tempo che la sezione dedicata ai post non veniva aggiornata, tanto da rendere quasi tardiva una tale precisazione. Tuttavia, è l’occasione per informare chi legge che questo stand by non ha coinvolto la sezione “Tutto quello che c’è da sapere“; i materiali ospitati sul blog sono stati infatti aggiornati e da questo momento saranno anche localizzati su una mappa; clicca sull’immagine qui sotto per aprirla a tutto schermo e consultare gli ultimi pdf condivisi.

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Inoltre, chi avesse voglia di seguirmi altrove troverà di sicuro interesse gli approfondimenti radiofonici settimanali ai quali collaboro nella trasmissione di Radio Radicale Presi per il Web.

Buon ascolto!

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Libero tweet in libero Stato. Una visione laica della socialità in rete

Leggo l’ultimo libro di Gianni Riotta, “Il Web ci rende liberi?”, dopo aver fatto una scorpacciata di articoli sul ruolo che avrebbero giocato i social media, Twitter su tutti, nel percorso che ha portato alla rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale. Mi colpisce questo passaggio:

La tecnologia esalta, arricchisce e dà forza a fermenti che sono già attivi nella società, non sa crearli da zero dove non esistono. È catalizzatore, enzima, non motore immobile”.

Insomma, sui social network e sui nuovi strumenti digitali in generale sembrano cambiare direzione e modalità di comunicazione e spesso anche i linguaggi e i contenuti, ma non le pulsioni, le ragioni e i pensieri di chi decide di comunicare qualcosa al decisore di turno. E questo vale anche per i 516mila tweet sull’elezione del Capo dello Stato inviati da oltre 110mila utenti.

Continua su Agorà Digitale.

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Voci dall’Open Government Partership

Ha preso vita lunedì a Roma la terza edizione europea dell’Open Government Partership. Il cardine attorno al quale è ruotata la giornata di tavole rotonde con esperti del settore è l’apertura delle Pubbliche amministrazioni al dialogo con i cittadini.

L’obiettivo? Liberare il potenziale di risparmio, guadagno e sviluppo offerto dalla collaborazione e dalla partecipazione, e caricare di reale significato, anche economico, la trasparenza che si richiede ai centri di potere. Qui sotto i nostri “incontri ravvicinati” con alcuni dei relatori. Il report completo dell’evento sul sito di Agorà Digitale.

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Se l’Onu appoggia la deep packet inspection

È inquietante lo scenario che rischia di aprirsi su tutta la Rete mondiale se i paesi riuniti a Dubai per il Wcit dovessero ratificare una recente mossa dell’Itu. L’organismo dell’Onu il 20 novembre scorso ha infatti “pacificamente” approvato uno standard tecnologico che rende possibile per governi e aziende passare al setaccio tutti i contenuti che vengono scambiati sulla Rete. La deep packet inspection insomma, l’analisi approfondita di ogni singolo pacchetto di bit che viene scambiato tra i vari nodi.

I dettagli della proposta non sono ancora chiari, a differenza dei rischi. Come segnalato dal Center for Democracy and Technologies, l’approvazione della proposta Y2770, messa a punto dal cinese Gousheng Zu, mette in serio pericolo la privacy dei due miliardi di netizen connessi nel mondo ed espone le reti di nuova generazione ad un altissimo rischio censura. Alla luce di tutto questo appare meno credibile la rassicurazione avanzata dal segretario dell’Itu Hamadoun Touré, il quale ha assicurato che “in nessun modo verrà attaccata la libertà di espressione”.

Sullo sfondo, la guerra fredda che rischia di aprirsi tra Usa e paesi che seguono Cina e Russia nel tentativo di imporre un più stringente controllo sulla Rete mondiale sottraendolo all’Icann e il sempre più caldo dibattito in materia di neutralità della Rete, che vede lo scontro tra le velleità della grandi compagnie di telecomunicazione e la ferma resistenza dei services providers, Google in testa, del’Unione Europea e dei “padri nobili” del Wordl Wide Web Tim Berners-Lee e Vincent Cert.

In tutto questo c’è dunque da sperare che abbia ragione Stefano Trumpy, delegato italiano all’Icann, che in un’intervista a La Stampa ha affermato: “Non credo che alla fine della conferenza cambierà qualcosa nel breve periodo”. E la necessaria unanimità per l’approvazione delle proposte potrebbe contribuire a far naufragare le più pericolose.

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Acta, game over?

Quasi dispiace per tutte le lobbies e tutti gli organismi che per anni ne hanno discusso in gran segreto dietro porte chiuse dalle quali uscivano solo stralci di testo oscurati e fuorvianti. Ma Acta è stato bocciato dal Parlamento Europeo con una maggioranza schiacciante, dopo aver preso mazzate in tutte le commissioni per le quali era transitato e aver scontato la chiusura da parte di paesi come Germania, Svizzera, Polonia, Bulgaria e Paesi Bassi. La speranza è che la presa di posizione dell’Europarlamento si tramuti in uno sforzo volto a riportare la discussione sulla riforma del copyright nei luoghi deputati alla rappresentanza del popolo sovrano.

Chi rifiuta Acta chiede solo l’apertura del dibattito su un nuovo regime di diritto d’autore a tutti gli stakeholders. Nessuno vuole legalizzare la pirateria in quanto tale, ma solo mettere a punto un sistema di tutela delle opere e dei loro autori che sia in grado di rispondere a tutti (tutti!) i soggetti che interagiscono in un contesto digitale.

Uno scenario da augurarsi anche guardando al Parlamento di casa nostra, così densamente popolato di omini pronti ad assecondare il volere di questa e quella major (e dei signori della Siae) e sempre più in difficoltà nel vedere che finalmente lo strumento contro il quale combattono riesce ad ottenere delle schiaccianti vittorie.

I promotori di Acta ci proveranno ancora, come tanti Giovanni Fava sparsi per il mondo. Ma lo faranno con la consapevolezza di poter essere battuti nelle sedi di più alto livello istituzionale. Ma soprattutto noi saremo consapevoli di poterli andare a prendere lì e lì schiacciarne i peggiori intenti.

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Proteste giuste, ma per i motivi sbagliati?

Mi sembra doveroso segnalare questo pezzo di Valigiablu, nel quale si mette in luce come ACTA sia avversato in queste ore forse per i motivi sbagliati. Non è una difesa del trattato, anzi, è ben sottolineato il danno che esso creerebbe e gli scenari ai quali darebbe modo d’esistere, ma si fa una specie di grande rettifica sul alcuni dei punti nodali (che ho toccato anch’io quindi è doppiamente giusto che io segnali il post).

Da diversi mesi ci stiamo occupando di ACTA, abbiamo intervistato il Portavoce dell’UE per il commercio John Clancy e fatto un punto sulla protesta e seguito il percorso ‘legislativo’ con il primo sì da parte di 22 Stati membri dell’UE. Siccome, come sempre, pensiamo che una protesta debba essere informata, continuiamo il nostro approfondimento proponendo questo articolo che analizza la fragilità e la debolezza della protesta contro questi accordi.

Continua a leggere su ValigiabluSegnalo anche l’analisi di Arturo Di Corinto.

ACTA è solo in apparenza un accordo commerciale: in realtà esso è di natura legislativa. Perciò è Inaccettabile che i parlamentari italiani siano stati esclusi dal processo, mentre 42 dirigenti delle industrie con interessi correlati a brevetti e copyright hanno potuto accedere ai documenti e concorrere alla loro formulazione, mentre si richieda di accettare come fatto compiuto i risultati di un lavoro svolto in segreto.
Non è ammissibile che a decidere del futuro della libertà e ad interferire con le leggi di uno Stato sovrano siano pochi funzionari e rappresentanti di corporation.

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Un bavaglio formato mondiale

Insomma, l’Unione Europea ha deciso di partecipare al più grande movimento internazionale contrario ai diritti dei netizen che si sia mai visto nella storia della Rete. Anni di trattative segrete e adesioni di importanti paesi fatte in silenzio per un testo, l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), il quale renderebbe ogni intermediario responsabile delle violazioni commesse dagli utenti che ne sfruttano i servizi, li costringerebbe a condividerne i dati personali con i titolari di diritti d’autore anche senza un ordine della magistratura, trasformerebbe i provider in sceriffi, renderebbe possibile per i titolari di diritti impedire ad un intermediario di rendere disponibile un servizio che potrebbe essere utilizzato (anche) per violare il copyright.

E poi gli scempi in merito ai prodotti farmaceutici, che esporrebbero i ricercatori di tutto il mondo ad uno stop da parte di chi non rappresenta nessuno se non i propri interessi ma è evidentemente ben rappresentato da chi dovrebbe tutelare il cittadino e l’utente.

L’unica buona notizia è che le mobilitazioni degli oppositori sono partite praticamente subito (qui una petizione di Agorà Digitale), facendo il paio con le dimissioni che ha presentato l’europarlamentare Kader Arif, relatore continentale del testo.

Update 27 gennaio – Anche Avaaz.org lancia la sua petizione.  

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“Ammazzablog”: è mobilitazione

Fortunatamente la Rete sa difendere se stessa. Il nuovo tentativo di introdurre la “legge bavaglio” e con essa il suo comma 29, l’“ammazzablog”, ha innescato una serie di reazioni che stanno già convergendo in queste ore; in primis, in Parlamento sono stati presentati 7 emendamenti provenienti da tutti gli schieramenti. In merito, l’associazione radicale Agorà Digitale propone di “provare a portare gli attuali 26 firmatari verso i 316 della maggioranza necessaria all’approvazione di tali emendamenti alla Camera”, inviando a tutti i deputati questa richiesta:

Gentile Onorevole, 26 dei suoi colleghi di PD (8), Radicali (6), UDC (5), PDL (3), IDV (2) e Gruppo Misto (2) hanno presentato alla Camera ben 7 diversi emedamenti volti a limitare ai soli contenuti professionali ed in particolare alle testate registrate la validità del comma 29 del ddl intercettazioni volto ad estendere anche online la normativa sul diritto di rettifica. Riteniamo pericoloso estendere anche a contenitori amatoriali come blog o generici “siti internet” una normativa pensata per testate registrate e che appare sproporzionato applicare ad un contesto di scrittura amatoriale e rivolta a gruppi ristretti di persone. Le chiediamo di apporre la sua firma sui sette emendamenti o quantomeno su alcuni di essi, per dare forza alla richiesta di abrogazione in modo che sia chiaro che la difesa del web, non come luogo di assenza di regole, ma come risorsa anche per l’informazione è condivisa da tutti gli schieramenti politici.Internet è e sarà una risorsa fondamentale per la nostra democrazia e deve essere tutelata”.

E’ possibile aderire quiAllo stesso tempo, è prevista una manifestazionea Roma (per chi avesse ancora bisogno di delucidazioni sul perché la norma è assurda, può trovarne in questo pezzo di Guido Scorza), davanti al Pantheon.

Dulcis in fundo, segnalo l’iniziativa di Valigiablu, che mira sostanzialmente a unificare gli sforzi che sta compiendo ogni ogni singolo blogger; si propone a corredo anche un lungo ed esauriente articolo su ciò che la norma rappresenta. Il tutto con buona pace dell’onorevole Gasparri, che si diverte a definire Internet uno strumento micidiale…

Forse bisogna prepararsi anche a mobilitarsi su scala internazionale, visto che è imminente un nuovo eG8 che, come il precedente, escluderà dal tavolo i netizen (noi) e i loro (nostri) rappresentanti; in più, proprio oggi il ministro degli esteri giapponese annuncia che il primo ottobre prossimo arriveranno le prime ratifiche dell’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), in un giro di firme che vedrà protagonisti, oltre ai nipponici, paesi come il Canada, l’Australia e gli Stati Uniti d’America.

UPDATE 29 settembre 2011 – Resistenza ad oltranza, in tutte le sedi, fino alla “disobbedienza civile” (Maria Luisa Busi, nda). Manifestazioni come quella di oggi danno coraggio, soprattutto perché palesano capacità di rimpallo “mondo virtuale – mondo reale” che hanno, pensate un po’, le potenzialità per fermare quegli imbavagliatori sempre più soli, sempre più precari. Anche se sempre lì. Dunque, ancora, resistenza. 

NO ALA BAVAGLIO

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Su Google e la sua CyberRepubblica

Solo una piccola considerazione personale in merito alla modalità con la quale a Mountain View si gestiscono i risultati delle ricerche degli utenti; l’occasione è l’audizione che il presidente di Google Eric Schmidt ha avuto di fronte alla Commissione Giustizia del Senato americano, nella quale ha ribadito che i risultati non vengono manipolati per dare precedenza ai servizi di BigG a meno che essi non vengano ritenuti più utili di altri per l’utente.

Su Wired Martina Pennisi attacca così il pezzo nel quale fa il resoconto dell’audizione:

Immaginate Google come uno Stato. Un accogliente, servito e funzionante Stato in cui i cittadini non pagano le tasse. Immaginate, come è ovvio che sia, che negli anni sempre più persone decidano di trasferirsi in quest’area e che Google, altro passo ovvio, decida a un certo punto di investire direttamente sul territorio di sua proprietà aprendo negozi, ristoranti e banche che vadano a concorrere direttamente con quelle già presenti e di diversa paternità. È a questo punto che Google viene chiamato da un’autorità sovrastatale a spiegare, o meglio a rassicurare in merito, in che modo gestisce la concorrenza commerciale a Googlelandia: spinge i cittadini verso i suoi esercizi commerciali? In che modo permette o meno a strutture di altri di avere successo? Si comporta correttamente? E, in definitiva, se invece di uno Stato fosse il mondo intero, è giusto che sia Google a decidere cosa funziona o cosa no?”

Io vedo due possibilità: se Google agisce come un privato che fa le regole entro la sua proprietà e manipola ciò che vi passa dentro, allora va rivista la sua posizione di mero intermediario quando qualcuno commette reati sulle sue “reti”. Se no, se vuole rimanere intermediario, mero fornitore degli spazi di quello “stato” di cui parla la Pennisi, deve concorrere con i suoi “cittadini imprenditori” alla pari. Soprattutto perché guadagna grazie al fatto che quei cittadini disseminano di dati le sue “strade”, che vengono inoltre ricoperte di pannelli pubblicitari. 

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Agcom e copyright: pronti per l’autunno?

Dunque, siamo in attesa di nuove mosse da parte dall’Agcom, dopo la moratoria scattata in luglio, con scadenza a novembre, sul testo del regolamento contenuto nella delibera 668/2010. Nel frattempo, il Comitato dei rappresentanti permanenti del Consiglio EU ha in programma di estendere da 50 a 95 anni il termine dei diritti d’autore dei quali beneficiano artisti (interpreti ed esecutori) e produttori di fotogrammi.

Sempre in ambito internazionale, Parigi è pronta ad ospitare un nuovo G8 per la Rete, questa volta focalizzato sul copyright. E mentre alcune telco francesi iniziano a prospettare nel loro paese un limite di utilizzo della banda, si consumano stravolgimenti negli assetti delle maggiori società del mondo della tecnologia, con conseguenze già a breve termine su tutto il sistema.

E’ giusto una serie di appunti per dire che, tornati dalle ferie, bisogna prepararsi alla mobilitazione autunnale…

UPDATE 31 agosto 2011 – Quasi dimenticavo: inizia oggi l’asta delle frequenze liberate dal passaggio al digitale terrestre e utili per le reti di nuova generazione 4G. Sono quattro le compagnie di telecomunicazioni in corsa: Telecom Italia, Vodafone, Wind e H3G. Poste Mobile e Linkem si sono tirati indietro all’ultimo. Si spera di ricavare almeno 3,1 miliardi di euro che le aziende dovranno versare entro al fine di settembre; la base d’asta è di 2,4 miliardi con possibilità di un rilancio minino del 3%. Sarà possibile consultare le graduatorie sul sito del ministero dello Sviluppo Economico. 

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Il Libro Bianco su copyright e diritti digitali

Clicca sull’immagine per il Pdf del “Libro Bianco su copyright e tutela dei diritti fondamentali sulla rete internet”, presentato alla Camera dei Deputati il 14 giungo.

Libro Bianco su copyright e tutela dei diritti fondamentali sulla rete internet 

UPDATE 19 giugno 2011 – Alla luce degli insulti ricevuti per l’iniziativa del Libro Bianco, Agorà Digitale ha deciso di promuovere una campagna di mobilitazione. E’ qui possibile compilare un form per dare la propria disponibilità, specificando quale potrebbe essere il proprio contributo.

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La Costituzione Islandese si scrive su Facebook

IslandaUn’isola di 320mila abitanti deve riscrivere una Costituzione vecchia di 67 anni; i 25 membri dell’assemblea costituente chiedono così aiuto al vasto popolo della Rete, che sarà chiamato ad esprimersi attraverso Facebook, Twitter e Youtube sulla Carta che vorrebbe venisse implementata nel proprio paese. Benvenuti in Islanda, il paese più informatizzato al mondo, dove le istituzioni decidono di aprirsi ad Internet nell’ambito della più basilare e fondamentale questione politico-sociale. Il documento che verrà partorito dalla Rete passerà prima per un referendum e poi per il Parlamento, il quale sembra pronto ad elaborare una bozza definitiva per la fine di luglio.

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World IPv6 Day, verso l’Internet 2

World IPv6Il sistema delle combinazioni di numeri per gli indirizzi Ipv4 è ormai vicino alla saturazione e alla conseguente sostituzione con il nuovo Internet Protocol version 6. Si va dunque verso la sostituzione di un sistema che prevede un numero di indirizzi pari a 2 alla 32esima (4,3 miliardi) con uno che dispone invece di indirizzi per 2 alla 128esima (4 trilioni). C’è già chi ha parlato di “Internet2” per sottolineare questo epocale passaggio che registra oggi un salto di qualità: l’8 giugno 2011 sarà infatti ricordato come il “World Ipv6 Day”, una festa mondiale che si pone come banco di prova per la sperimentazione del nuovo sistema da parte dei titani della Rete. All’iniziativa si può comunque partecipare in qualità di gestori di un sito, come provider o semplicemente testare se la propria connessine è compatibile con lo switch in atto. A tal proposito, Fastweb ha già da giorni messo a disposizione un client che permette questo tipo di configurazione.

UPDATE 9 giugno 2011Nelle 24 ore di sperimentazione sembra essere filato tutto per il meglio.


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Aggiornamento materiali

Sono disponibili nuovi materiali aggiornati nella sezione Tutto quello che c’è da sapere: è così possibile trovare l’Update sugli Stati Uniti d’America, nel quale si parla del rinnovo del Patriot Act, e di tutte le importanti misure in materia di intercettazioni in esso previste, deciso da Barack Obama; disponibile è poi l’aggiornamento dei materiali relativi all’Unione Europea, con il disegno di legge che in Olanda mira a garantire la neutralità della Rete tra tulipani e mulini a vento; infine, nuove anche sul fronte del World Wide Control, con l’Iran pronto a lanciare una rete di connessioni alternativa ad Internet e posta sotto il totale controllo del governo. 

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eG8, bilancio in chiaroscuro

Sarkozy eG8 ForumVolendo riassumere in pochissime parole la due giorni di incontri: nota positiva l’aver parlato delle tematiche della Rete, nota negativa l’aver lasciato la parola per la grandissima parte ad un solo punto di vista, quello delle major (con pochi contraltari tra i quali Jhon Perry Barlow), che poi è quello di Sarkozy. A proposito dell’intervento del presidente francese, segnalo il commento del senatore democratico Vincenzo Vita:

Pericoloso e brillante l’intervento di Sarkozy. Pericoloso perché sul diritto d’autore è stato molto tradizionalista e sulla libertà della rete piuttosto elusivo. E’ stato brillante perché a differenza di Berlusconi, pronuncia bene “Google”, sa parlare di questi argomenti con cognizione anche di linguaggio e risponde alle critiche di chi è in sala senza dirgli che è un comunista. Il governo italiano resta fermo su tv e violazione continua della par condicio mentre qui a Parigi riecheggia “internet come bene comune”. Auspichiamo una ripresa dei temi della rete anche in Italia dove il disegno di legge sulla neutralità è stato depositato in Senato due anni fa e solo da pochi mesi è iniziato l’iter nella commissione competente. In Francia, il disegno di legge sulla net neutrality – sottoscritto da tutti i senatori del Pd – è stato richiesto e con gran piacere ho lasciato il testo della proposta come linee guida”. In Italia c’è ancora tanto da fare per eliminare non solo il digital divide ma quel gap culturale che ci sta allontanando sempre di più dall’Europa e dal villaggio globale.”

UPDATE 26 maggio 2011 – L’avvocato Guido Scorza, tra i rappresentanti del nostro paese all’evento, affida la sua analisi alle colonne di Punto Informatico.

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G8 per la Rete, ecco i nomi

eG8 Forum per InternetInizia domani a Parigi, anticipando il G8, l’incontro in terra francese vedrà per la prima volta una sezione espressamente dedicata ad Internet, l’eG8 Forum, al quale parteciperanno i vertici dei colossi del Web, da Mark Zuckerberg (Facebook) ad Eric Schmidt (Google) fino a Jimmy Wales (Wikipedia). E per l’Italia? A rappresentare la Rete nostrana saranno, tra gli altri, il presidente di Telecom Italia Franco Bernabè, il giurista Stefano Rodotà el’avvocato e blogger Guido Scorza.

Ed è proprio Guido Scorza ad analizzare la partecipazione italiana all’evento con un pezzo pubblicato su Wired.it e che riporto integralmente qui sotto:

Qui a Parigi siamo a poche ore dall’intervento con il quale Nicolas Sarkozy, Presidente della Repubblica francese aprirà i lavori dell’e-G8 Forum. Il clima è quello delle grandi occasioni anche se, forse, l’etichetta istituzionale lascia il posto a quella delle kermesse mediatico-commerciali il che, considerata l’importanza ed il rilievo per il futuro della Rete dei temi dei quali si discuterà, non può non preoccupare.

Una riflessione sulla governance della Rete guidata dai soli stakeholders economici non è, certamente, uno scenario auspicabile. In questo senso, d’altra parte, nelle ultime ore alcune tra le più importanti e rappresentative associazioni attive sul versante della governance di Internet hanno denunciato il loro mancato coinvolgimento ed auspicato, per il futuro un approccio, realmente, multi-stakeholders.

A prescindere da queste preoccupazioni e perplessità destinate a prendere corpo o – come c’è da augurarsi – ad essere smentite nelle prossime ore, tuttavia, c’è un dato che, sin d’ora, sfortunatamente balza agli occhi: gli italiani che partecipano al vertice sono pochi, anzi pochissimi rispetto agli oltre mille partecipanti. Siamo meno di quindici su millecentocinquanta partecipanti e la nostra rappresentatività scende vertiginosamente, riducendosi a meno della metà se si eliminano dall’elenco quanti, pur avendo origini italiane, sono qui in rappresentanza di società ed organizzazioni straniere. Solo tre su oltre cento relatori, d’altra parte, gli italiani che prenderanno la parola nella due giorni di discussione: Franco Bernabé, Presidente di Telecom Italia, Carlo de Benedetti Chairman del Gruppo Editoriale l’Espresso e Luca Ascani, AD di Populis. Inutile ricordare che le posizioni a proposito della crescita e della governace della Rete dei primi due non rappresentano, sebbene per ragioni diverse, esattamente il modo di guardare ad Internet degli italiani. La rappresentanza del Governo è affidata a Gianluigi Benedetti, Consigliere diplomatico del Ministro Brunetta mentre l’unico parlamentare presente è Vincenzo Vita (PD). Anche in questo caso, difficile dirsi soddisfatti dello scarso interesse che la politica italiana ha riservato all’incontro.

Possibile che nessun altro dei tanti onorevoli e membri dell’esecutivo che negli ultimi anni hanno, a più riprese, deciso di occuparsi di questioni della Rete abbia ritenuto opportuno partecipare al meeting? Sono rimasti tutti a casa per scelta e per occuparsi delle beghe elettorali o sono stati lasciati a casa dagli organizzatori? Quale che sia la risposta, in ogni caso, l’Italia non uscirà da questo primo e-G8 facendoci una bella figura. Ci confermiamo, purtroppo, un Paese capace di guardare alla Rete solo quando si tratta di varare provvedimenti censori e restrittivi dei diritti e delle libertà fondamentali. Dove sono gli zelanti commissari dell’AGCOM che si accingono a dettare le nuove regole del diritto d’autore in Rete? E la SIAE? Tutti convinti di conoscere già tanto bene il fenomeno Internet da non aver bisogno di ascoltare il pensiero dei protagonisti del mondo della Rete? Il Ministro Romani ed i suoi funzionari? Dopo aver pensato di trasformare la Rete in una grande TV hanno preferito disertare il vertice?

L’Italia, comunque vadano i lavori di questo primo G8 Forum dell’Internet, ha perso l’ennesima piccola, grande occasione e dimostrato, ancora una volta, di ritenere la Rete solo un grande giocattolo al quale guardare come ad una minaccia per gli interessi economici e politici dei soliti noti”.

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Bitcoin: moneta virtuale

Immaginate una moneta virtuale coniata per il mondo digitale che permetta qualunque tipo di acquisto anche nel mondo reale tramite un sistema totalmente slegato da banche, movimenti finanziari ed inflazione. State immaginando Bitcoin, il Peer-to-Peer Electronic Cash System. Wired.it ci spiega in cosa consiste. 

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Quale interpretazione per il decreto Pisanu?

E’ ancora confusione sul decreto Pisanu a pochi mesi dall’abolizione delle norme che, in esso contenute, imponevano ai gestori di hot spot pubblici di identificare i clienti e conservarne i documenti. Nelle ultime ore la Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) ha inviato una circolare nella quale, rivolgendosi ad una pubblico potenziale di 230mila imprese, consigliava loro di non dare credito a tutti i soggetti che “stanno proponendo la vendita di programmi di identificazione dei clienti che accedono a Internet tramite Wi-Fi sostenendo che sussisterebbero degli obblighi e delle responsabilità in capo ai gestori pubblici esercizi che mettono a disposizione della clientela il sistema di accesso”; la Fipe afferma di aver preso questa posizione ricalcando quella “del Governo assunta formalmente dal ministro Elio Vito”, che in un’interrogazione parlamentare ha chiarito che l’accesso al web diventava “libero” perché “sono abrogate le disposizioni per l’identificazione degli utenti, il monitoraggio delle operazioni e l’archiviazione dei dati”Si fa notare alla Federazione che pur risultando minori gli oneri di identificazione essi non sono scomparsi del tutto, tanto che nel nostro paese (e non solo) puoi essere condannato anche per reati che qualcuno commette sfruttando la tua rete wireless domestica non protetta. Va ricordato che nell’interrogazione alla quale fa riferimento la Fipe il ministro Vito affermava anche che il governo aveva reso “gratuito” l’accesso alla Rete; la credibilità dell’aggettivo “libero” usato per il nuovo regime ne risulta senza dubbio compromessa.

UPDATE 12 maggio 2011 –  Illuminante la “strasintesi” dell’attuale quadro normativo proposta da Stefano Quintarelli:

  • no copia della carta di identita’ per nessuno.
  • sei un circolo privato/azienda ? no licenza al questore, no autorizzazione generale (e no obblighi conseguenti)
  • sei un bar con un terminale ? no licenza al questore, no autorizzazione generale (e no obblighi conseguenti)
  • sei un bar con un access point ? no licenza al questore, si autorizzazione generale (e obblighi conseguenti) (oppure fai un abbonamento con un operatore che eroga il servizio presso di te, come fanno la provincia di roma, rete luna, panservice e altri)

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Google News, nuova condanna in Belgio

Google NewsGoogle News nel suo servizio di rassegna stampa non può riprodurre neppure piccole porzioni degli articoli pubblicati da un certo numero di giornali editi in Belgio, anche se questa pratica potrebbe aumentare la popolarità dei pezzi stessi. La Corte d’Appello di Bruxelles ha così confermato la sentenza di primo grado nei confronti di BigG accogliendo le richieste degli editori belga riuniti in CopiePress. Unica nota positiva per Mountain View, dove circola l’intenzione di ricorrere in Cassazione, la riduzione della multa che sarebbe comminata per ogni giorno di ritardo nella rimozione dei link incriminati (da un milione a 25mila euro). Gli editori non sembrano comunque soddisfatti e pretendono gli arretrati: Google, a loro detta, dovrebbe pagare tra i 32,8 e i 49,2 milioni per aver archiviato in cache nel 2001 e indicizzato in Google News dal 2006 un enorme numero di articoli di loro proprietà.

UPDATE 12 maggio 2011 – Segnalo in merito l’analisi condotta sulla vicenda da Guido Scorza. 

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Il monopolio della censura cinese

Censura cinese su InterneControllo totale. E da oggi in esclusiva. Il governo di Pechino ha infatti istituito un Ufficio di Stato per l’informazione su Internet; l’organismo, sotto la guida del ministro dell’Informazione Wang Cheng, opererà come massima autorità deputata al controllo della Rete, cercando così di armonizzare il lavoro compiuto dai diversi (e spesso in conflitto) pezzi della Grande Muraglia imposta al mondo digitale. L’Ufficio si occuperà anche di gestire le iniziative di propaganda online del regime; in molti hanno già sottolineato come questo sia lo sfondo entro il quale si inseriranno nuove e più severe leggi votate al controllo dell’attività dei netizen mandarini.

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