Articoli con tag sequestro

Paniz si rassegni allo stato di diritto

Il provvedimento di inibizione DNS e IP oggetto dell’ordine di esecuzione firmato dal pubblico ministero è eccessivo rispetto al fine da tutelare, ovvero l’onorabilità di qualsiasi individuo, nella fattispecie l’On Maurizio Paniz. In particolare il Tribunale ha affermato:

‘Le modalità di esecuzione rendono evidente, nei limiti del fumus richiesto dal sequestro, l’eccessività contenutistica del disposto sequestro preventivo in relazione al fine che doveva essere tutelato (l’onorabilità dell’On Paniz), in riferimento alla frase di natura oggettivamente offensiva’

È bello apprendere dall’avvocato Fulvio Sarzana che il Tribunale della Libertà di Belluno ha a cuore le tutele costituzionalmente garantite alla libertà d’espressione, molto più di chi ha sequestrato il sito Vajont.info e di chi, dopo averne denunciato gli amministratori per una frase ritenuta diffamatoria, aveva esultato per il provvedimento. Ed è bello che per la seconda volta in sede di giudizio vengano accolte le ragioni dei provider.

A dirla tutta, Paniz potrà rassegnarsi facilmente, in realtà. Al provvedimento di dissequestro dell’intero sito si affianca infatti il permanere dell’oscuramento della frase incriminata e la condanna dell’amministratore del sito Tiziano Del Farra a pagare una multa di 900 euro e un risarcimento danni di 10mila all’onorevole.

In pratica la misura che il giudice avrebbe dovuto prendere all’inizio senza scatenare sequestri e dissequestri. Se c’è una frase diffamatoria su un sito, è giusto che la si tolga, e si condanni chi l’ha scritta; ma il resto dei (perfettamente leciti) contenuti va lasciato a disposizione degli utenti.

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Diffamato, defacciato

Ecco cosa appare in queste ore andando sul sito dell’onorevole Maurizio Paniz, il quale, insieme al suo collega Domenico Scilipoti, ha querelato per diffamazione il sito Vajont.info.

Non è in discussione il sacrosanto diritto dei due a tutelare la propria dignità, ma il sito in questione è stato sequestrato e tutti i contenuti da esso ospitati resi irraggiungibili, tutti. Per una sola frase ritenuta diffamatoria. Senza contare ulteriori effetti collaterali di una simile mostruosità. È un attentato alla libertà di parola che nella vita “materiale” scatenerebbe manifestazioni mastodontiche in piazza. Ecco, sarebbe ora che si reagisse alla stessa maniera per gli abusi che le autorità compiono in Rete e che non ci si indignasse solo quando un giornale cartaceo “antagonista” è costretto a chiudere per fallimento.

Update 20 febbraio – Il testo del provvedimeto di sequestro preventivo (prendo da Fulvio Sarzana).

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La ritirata dei sequestratori di massa

Sentenza dissequestro siti Tribunale di Padova

Si può, in un paese democratico, sequestrare 493 siti Internet perché si presume che, avendo nell’URL il nome di un marchio registrato, essi siano responsabili di violazioni di dritto d’autore? Si può bypassare il momento del controllo caso per caso e intervenire invece con la solita scure, credendo sulla parola al proprietario del marchio che ci dice “vendono i miei prodotti in maniera illecita, tutti, o almeno potrebbero farlo, ne sono sicuro”? Evidentemente no, ma ci hanno provato. Anzi, per un po’ ci sono riusciti.

Ripercorriamo le fasi della vicenda: il 29 settembre 2011 il GIP di Padova Lara Fortuna firma un provvedimento per il sequestro preventivo di ben 493 siti a seguito della denuncia della società proprietaria del marchio di abbigliamento “Moncler”. Il marchio stesso sarebbe stato sfruttato in maniera illecita dai suddetti spazi online; nello specifico infatti le accuse sono commercio di prodotti con segni falsi e vendita di prodotti con segni mendaci. Come spiegava l’avvocato Fulvio Sarzana di Sant’Ippolito “sembra proprio che il semplice nome di dominio associato al sito sequestrato, sia stato considerato di per sé elemento da cui far scaturire l’illecito contraffattorio. Si tratta quindi in verità di un vero e proprio “sequestro preventivo” di nomi di dominio, “camuffato” da inibizione all’accesso per gli utenti italiani. La richiesta giunta ai provider italiani, inoltre, in ordine alla ricerca attiva delle centinaia di siti internet da oscurare, contrasta contro l’elementare principio in base al quale i provider non possono essere considerati a tutti gli effetti gli sceriffi della rete. Il precedente rischia di ripercuotersi seriamente sulle vendite effettuate tramite i portali di commercio elettronico quali Ebay, che potrebbero essere chiamate a rispondere in concorso con coloro che vendono beni ritenuti contraffatti su internet, e vedersi cosi chiuse le pagine delle inserzioni attraverso lo strumento del sequestro preventivo”.

Poche settimane dopo la sentenza veniva impugnata da Assoprovider e AIIP davanti al Tribunale della Libertà di Padova. Il 2 novembre 2011 su Wired Alessandro Longo scriveva: “Ho scoperto che in Italia al momento sono oscurati 6 mila siti web, di cui solo 900 per pedopornografia. 2.500 lo sono per scommesse/giochi non autorizzati. Il resto sono per reati di contraffazione, violazione del diritto d’autore, persino (raramente) diffamazione. Si spiega così la rabbia dei provider. La buona notizia è che per la prima volta hanno avuto la possibilità di opporsi contro un ordine di oscurare i siti […] Significa che ora c’è un arma in più contro l’abuso di oscuramento di siti web: almeno un Tribunale ha considerato legittimo il tentativo dei provider opporsi all’ordine. In ballo c’è la tenuta della libertà d’espressione online. Se passa l’idea che è così facile oscurare centinaia di siti in un colpo solo, con il concetto del “sequestro preventivo”, allora rischiano tutti coloro che si scagliano contro politici e aziende scorrette. Ricordiamo che il caso Moncler ha riguardato anche domini vuoti, senza un sito attivo, solo per la futura eventualità che potessero essere utilizzati per vendere prodotti contraffatti.
Per di più, è pericoloso per lo stesso funzionamento di internet che si ecceda con gli oscuramenti di indirizzi ip. Ognuno di questi infatti può avere sotto più di un sito web. Tutti vengono oscurati per il blocco del loro ip: anche quelli che non c’entrano niente con la sentenza”.

Dunque mi viene in mente: e se io mi chiamassi Gianni Moncler e avessi aperto un blog per esprimere le mie opinioni in merito al sindaco del mio paese? Un’azienda mi avrebbe tappato la bocca. E se semplicemente questo blog fosse collegato allo stesso indirizzo IP di un “vendomoncler.org”? Non potrei più esprimere un parere come “questo tipo di meccanismo somiglia ad una censura irrispettosa della libertà d’espressione e delle garanzie costituzionali che devono essermi garantite in uno stato democratico”.

E così ieri arrivava il dissequestro dei siti da parte del Tribunale del riesame di Padova, che specificava: “il provvedimento impugnato tende effettivamente a connotarsi per esorbitanza rispetto alla concreta acquisizione di elementi fattuali che consentano di evidenziare, chiaramente, acclarate condotte di contraffazione di capi con marchi Moncler”. Per la prima volta si dà ascolto ai provider e si instaura il principio che il sequestro preventivo (quello stabilito dal tribunale prima del processo) va usato con parsimonia, anche sul Web. Si riporta poi alla giusta dimensione l’onere della prova: “non ci basta una lista, cari amici della Moncler. Vogliamo prove, caso per caso. Siamo la magistratura, non una mannaia a gettoni”.

Speriamo solo che il sistema abbia imparato la lezione.

Update 7 novembre – Chi ha il compito di difendere gli utenti? Una riflessione di Guido Scorza in proposito.

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La scure al posto del bisturi

Alfemminile.com sequestratoSequestro preventivo per il forum Alfemminile.com, spazio di discussione online per donne tra i più popolati in Italia. Il motivo è la comparsa di quasi 3 milioni di messaggi che rimandavano alla vendita di medicinali anoressizzanti ad azione stupefacente e dopante messi fuorilegge da un decreto legge del 2 agosto scorso. Il provvedimento è stato emesso dalla Procura della Repubblica di Savona alla fine di un’indagine condotta per un anno dai Carabinieri del NAS di Roma. Dunque, con l’accusa di cessione di sostanza stupefacenti vengono denunciati i soggetti responsabili dell’illecito e la piattaforma sequestrata per aver permesso questa distribuzione.

Si ripropone purtroppo la questione della proporzionalità della misura: che senso ha sequestrare tutto il forum per via di alcuni messaggi? Quali sono le responsabilità specifiche dei gestori del sito? Tornano in mente i casi di sequestri di interi blog per via di singoli post contenenti diffamazioni o simili, senza contare le sentenze che hanno dovuto fare chiarezza in merito alle responsabilità di chi gestisce un blog o un forum nel caso in cui qualcuno commetta reati commentandone i contenuti. Last but not least, tutte le implicazioni dal punto di vista della tutela della libertà d’espressione: da un giorno all’altro vengono praticamente censurati tutti i contenuti (compresi quelli di altre sezioni e discussioni) di un forum che conta in media tre milioni e settecentomila utenti unici al mese. In Italia si continua ad agire con la scure dove servirebbe il bisturi.

PA e digitalizzazione – Intanto arriva una condanna per la Regione Basilicata: l’articolo 11 del dlgs n.150 del 2009 e il nuovo CAD prevedono che ogni organismo della Pubblica Amministrazione debba mostrare sul proprio sito Internet un indirizzo di posta certificata, norma che non è stata rispettata dai vertici della suddetta Regione, il che faceva partire un ricorso promosso dall’Associazione Radicale Agorà Digitale. Ora il Tar lucano emette una sentenza con la quale condanna la Regione a versare 5000 euro ad Agorà Digitale per il disservizio del quale si è resa responsabile.

UPDATE 3 ottobre 2011 – Per restare in tema di sequestri preventivi e garanzie costituzionali, vale la pena prestare attenzione all’esperienza raccontata da Massimo Russo. Documenti online per 12 ore prima che arrivino i Carabinieri per farli rimuovere:

La magistratura accerterà se effettivamente vi sia stata una violazione del segreto investigativo, e nel caso come essa vada sanzionata. Il punto su cui mi vorrei soffermare, tuttavia, è il sequestro preventivo e l’oscuramento delle pagine web, prima ancora che vi sia stato in proposito un giudizio di merito. Il provvedimento è firmato dal procuratore della Repubblica di Caltanissetta Sergio Lari. Colleghi giornalisti che lo conoscono lo descrivono come un magistrato preparato e coscienzioso. Non si tratta dell’unico caso in cui vi sia stato l’oscuramento preventivo di pagine web, anche se a mia memoria è di sicuro uno dei più clamorosi per la fattispecie contestata, ovvero la rivelazione di notizie di ufficio secretate. Tuttavia, nessuno di questi magistrati sembra aver considerato la gravità dell’oscuramento di articoli di giornale prima di un giudizio di merito […] Non serve il diritto. Basta il buon senso per rendersi conto dell’insensatezza di un simile provvedimento. Che per fortuna non c’è stato. Ma allora perché su web questo è concepibile? E non si tratta di un eccesso di zelo da parte degli esecutori. Ai carabinieri è stato chiesto se ci si dovesse limitare ai soli documenti o se andassero cancellati anche gli articoli. Dopo alcune verifiche, hanno spiegato in tono cortese e civile che andavano cancellati anche i pezzi. Sulla carta sarebbe impensabile. Su web si fa. La censura digitale fa meno paura? Sporca meno? E’ una semplice questione di ignoranza che impedisce di cogliere che cancellare un pezzo di un giornale dal web prima di un qualsiasi giudizio definitivo è esattamente come andare in edicola e rimuovere fisicamente quelle pagine da tutte le copie disponibili?”

RI-UPDATE 7 ottobre 2011 – Un’altra scure porta al sequestro di 493 siti Internet (su denuncia della Moncler) e getta un’ombra sulle future possibilità di operare nel nostro paese di servizi come eBay. 

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