Articoli con tag Regolamento

La resa di Calabrò e l’intervento dell’Onu

Confindustria e Fimi se ne facciano una ragione, ma stavolta abbiamo vinto noi. Ed è stata una grossa battaglia, che rischiava di essere vanificata da un governo di tecnici che dopo i vaneggiamenti è passato al silenzio, per decidere, infine, di non sporcarsi le mani. Pur contribuendo a rimettere subito le formazioni in trincea avallando la mancanza di trasparenza nelle nomine dei nuovi commissari Agcom, tanto da costringere l’Onu ad intervenire.

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Agcom in bozza

Si prevede inoltre che, in caso di violazione dei conseguenti ordini e delle diffide emanati dall’Autorità, oltre all’irrogazione delle sanzioni pecuniarie previste dalla legge istitutiva dell’Autorità medesima, questa possa disporre, in casi di particolare gravità ovvero se le violazioni dovessero ripetersi, la completa disabilitazione dell’accesso al servizio telematico oppure, nel caso in cui sia tecnicamente possibile, ai soli contenuti resi accessibili in violazione delle norme sul diritto d’autore (comma 2)

Anna Masera presenta sul suo blog la bozza del decreto sul regolamento che dobbiamo fermare.

Mentre Calabrò è tornato in Senato.

P.s.: per fare informazione in Rete occorre essere giornalisti iscritti all’ordine professionale? Ce lo dirà il tribunale di Pordenone alla fine di un procedimento che Guido Scorza definisce “Un attentato all’informazione online”.

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“Non possiamo farlo. Ma potremo”

Nell’audizione tenuta mercoledì in Senato il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò ha praticamente ammesso di non avere, al momento, una delega che permetta all’authority di emanare il regolamento sul diritto d’autore. Bene? Non proprio. Calabrò, dopo aver sostenuto a lungo di essere legittimato dal decreto Romani, si contraddice ma non molla, annunciando che il Governo è pronto a mettere a punto una norma che lo lascerà libero di attuare lo scempio sulla Rete. In pratica, fa notare Guido Scorza, lo scenario sarebbe quello di

un Governo che vara una norma allo scopo di ‘sanare’ una situazione di illegalità nella quale si è andata ad incastrare un’Autorità semi-indipendente, lasciandosi tirare per la giacchetta da un nugolo di preistorici industriali dell’audiovisivo incapaci di guardare al futuro e pronti a veder sacrificata la libertà di manifestazione del pensiero online sull’altare dei propri portafogli.
È, probabilmente, il peggiore degli epiloghi possibili di una vicenda che aveva già offerto uno spaccato inquietante ed allarmante dello stato di degrado nel quale sono precipitate le nostre istituzioni […] Siamo al golpe contro la Rete.

Come si reagisce ad un golpe? Come si reagisce ad un atto di forza che rende le istituzioni strumento di un potere che non rappresenta un interesse generale ma solo un interesse economico di parte, e per giunta fuori dal tempo?

La risposta sembra essere una sola: resistenza. Resistenza contro uno strappo che si consumerebbe a meno di due mesi dalla fine del mandato degli attuali commissari dell’Agcom. Ribadisco che se i soggetti in gioco non hanno centrato il loro obiettivo nei tempi che avevano previsto è solo grazie alla straordinaria mobilitazione che gli utenti di questo mezzo hanno messo in atto per ripararlo dalla colata di lava che stava per travolgerlo. E in Senato quella mobilitazione è stata citata più volte.

La pressione deve continuare, per evitare questo colpo di mano e per far sì che sia il Parlamento, dopo una discussione che coinvolga tutti (tutti!) gli stakeholder, a legiferare su una riforma del diritto d’autore tarata sulla nuova realtà digitale. E che il rinnovo dei commissari non segua le modalità di martuscielliana memoria. Altrimenti saremmo alla ripetizione del paradosso: l’espressione del tecnicismo al Governo e l’espressione dei partiti dentro un’authority, con il primo a legittimare lo scellerato operato dei secondi.

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Dobbiamo fermarli. Di nuovo

Corrado Calabrò AgcomTra soli due giorni Corrado Calabrò sarà in Parlamento. La squadra dell’Agcom da lui presieduta ha tutta l’intenzione di chiudere la partita del regolamento sul diritto d’autore prima della fine del mandato, ormai imminente. Insomma, questi signori anziché limitarsi (come forse sarebbe giusto) all’ ordinaria amministrazione in attesa di passare il testimone, provano a scappare col malloppo imponendo alla Rete e ai suoi utenti un inaccettabile bavaglio. Li abbiamo già fermati. Ora dobbiamo farlo di nuovo.

Segnalo l’iniziativa di Avaaz: bombardamento ad onorevoli e leader di partito.

p.s.: non c’entra con Internet ma basta come paradigma degli schemi mentali dell’industria del disco; la Corte di Giustizia europea ha stabilito la liceità della diffusione di musica nelle sale d’aspetto dei dentisti, dopo la denuncia che la Società consortile fonografici aveva recapitato ad un dentista torinese (insieme a richiesta di risarcimento di 25mila euro). I motivi sono ovvi: la diffusione di musica non è la principale attività dell’ambiente nel quale avviene e quindi non si configura lo scopo di lucro; inoltre, i pazienti in sala d’attesa non sono classificabili come “pubblico”. Infine, fatela finita con questo tipo di richieste, sono ridicole.

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Forse ha ragione la Lega

Il titolo non spaventi, è ovviamente una provocazione. Però quando le camicie verdi parlano delle radicali differenze che intercorrono tra i paesi dell’Unione lanciano un messaggio che torna alla mente in giornate come questa.

Leggo che in Germania vengono aboliti i filtri alla Rete (“l’unico modo per evitare che siti come quelli pedopornografici vengano visti è eliminarli”, e le liste nere risultano più un pericolo che una garanzia, non sai mai cosa può andarci a finire dentro), che in Svizzera il P2P non rappresenta un indiscriminato fumo negli occhi per un interno sistema ipergarantista ma solo degli interessi di pochi.

Mentre da noi i provider devono comprarsi una pagina sul primo quotidiano economico del Paese per lanciare un allarme sul regolamento che sta per varare l’Agcom in materia di fibra ottica, a loro detta foriero di inaccettabili irrigidimenti verso il monopolio. Agcom, autorità che ha più volte dimostrato la sua indipendenza. E la fibra ottica, che per il momento è stata al centro solo di tavoli fallimentari e annunci tanto roboanti quanto fasulli.

Lo so che sono temi disparati tra loro però sono in fondo spie di un approccio di fondo alla materia tutta. Signori della Lega, parlamentari tutti: noi e loro non siamo differenti. Già, noi siamo indietro.

P.s.: Passera dice che l’innovazione beneficerà di fondi e programmi al di là di specifici ruoli all’interno del Governo. Continua l’altalena tra stress e fiducia.

Update 7 dicembre – From Manteblog

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Le lettere vanno di moda…

Ormai la corrispondenza tra Roma e Bruxelles è pane quotidiano per la cronaca. Stavolta riguarda da vicino noi neitzen: la Commissione Europea scrive all’Agcom per chiedere chiarimenti in merito all’ormai famigerato regolamento contenuto nella delibera 668/2010 e alle modifiche occorse nei mesi.

Nella lettera si richiederebbe all’AGCOM, che aveva ammorbidito a luglio la delibera emessa a dicembre 2010, di reintrodurre l’inibizione all’accesso ai cittadini italiani in caso di siti esteri che violano il diritto d’autore, si consiglierebbe di agire anche nei confronti degli access providers ( e non solo nei confronti degli hosting providers, ovvero di coloro che ospitano i siti che violano il copyright) italiani con l’ordine di inibizione in caso di siti italiani, e si chiede all’AGCOM, in quanto ritenuto evidentemente non in linea con la disciplina europea, di riconsiderare l’introduzione del cd fair use ( ovvero dell’uso amatoriale del copyright che limita la possibilità di adottare il procedimento inibitorio). Quello che costituiva invece l’unica nota positiva dell’intero procedimento.”

Sono parole dell’avvocato Fulvio Sarzana, il quale pubblica in anteprima i contenuti della missiva. Lettura consigliatissima, come l’analisi che fa Guido Scorza.

Update 10 novembre 2011 – La prima versione della lettera viene sostituita da una nuova e ufficiale.

Rilancia (doppio) Guido Scorza a cui si affianca Marco Sicaldone. La Commissione critica i tempi troppo lunghi delle procedure di rimozione, quelli troppo corti concessi alle difese e i poteri eccessivi ed eccedenti che l’Agcom si è autoattribuita.

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