Il nostro giochino preferito

C’è una evidente differenza di approccio tra il risicato spazio che viene riservato all’Agenda Digitale sui mezzi d’informazione mainstream e l’entusiasmo con il quale invece gli addetti ai lavori della Rete accolgono ogni piccolo passo in avanti che si registra in questo senso.

Guardando i nostri Tg nazionali sembra quasi che le questioni legate al digitale restino confinate nello spazio degli “smanettoni”, quello spazio che non influirebbe su tutto il sistema ma si limiterebbe a restituire un giochino più prestante a noi che lo utilizziamo tutti i giorni per alimentare quello che è un volano economico che non ha alcun paragone nella “vita materiale”. No, molto meglio le disquisizioni sui massimi sistemi, il faccione di Gasparri che viene chiamato ancora a commentare anche la farfalla di Belen e gli interminabili “braccio di ferro” tra le “parti sociali”, con la Camusso che ogni tanto scende dal “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo e dice che no, l’articolo 18 non si tocca e no, le email per parlare con il Ministro non vanno bene, salvo poi permettere ai suoi di utilizzare Twitter per degli slogan che sembrano uscire dai tavoli di una Festa dell’Unità quando i fiaschi di vino rosso sono finiti.

Insomma, più i temi legati allo sviluppo digitale si impongono come prioritari più il nostro sistema si rivela impreparato ad accogliergli come tali. Non si può dunque che fare affidamento sulle forzature e gli strappi che unilateralmente (ma neanche tanto) questo Governo sta imponendo al sistema di cui sopra. E a proposito di “Agenda Digitale per l’Italia di Domani“, gli si dedica un discreto spazio nel documento col quale gli uomini del presidente riassumono i primi cento giorni dell’Esecutivo.

Risulta confermata la volontà di farla viaggiare in parallelo agli obiettivi fissati da Europa2020, con la fine del decennio, appunto, indicata come scadenza per i piani che vedono al centro la liberazione dei dati delle pubbliche amministrazioni, “la trasparenza, la responsabilità e l’efficienza del settore pubblico”, il tutto “puntando ad alimentare l’innovazione e stimolare la crescita economica”.

Priorità vengono indicate nell’ “uso sociale della tecnologia, la realizzazione delle reti di nuova generazione e, più in generale, l’alfabetizzazione digitale”. Si parla dell’ormai celeberrima “cabina di regia”: “a questa spetterà il compito di coordinare l’azione delle amministrazioni centrali e territoriali: i Ministeri, le Regioni, gli Enti locali e le Autorità indipendenti. La cabina di regia opererà su cinque fronti: Banda larga e ultra-larga (quasi 5,6 milioni di italiani si trovano in condizione di divario digitale, mentre sono almeno 3000 le località nel Paese che soffrono di un ‘deficit infrastrutturale’ soprattutto al Sud e nelle aree rurali), Smart Communities/Cities (l’Agenda digitale italiana stanzia nuovi finanziamenti per realizzare le piattaforme tecnologiche necessarie a consentire alle città di adottare la filosofia smart), Open data (si pensi che, nella sola Europa, il “valore” dell’informazione pubblica ammonta a circa 140 miliardi di euro l’anno), Cloud Computing e E-government (un esempio concreto è quello degli appalti pubblici, con la Banca dati nazionale dei contratti pubblici. Le imprese, dal 1 gennaio 2013, presenteranno alla Banca tutta la documentazione contenente i requisiti di carattere generale, tecnico ed economico)”.

Si parla poi di deroghe al patto di stabilità interno che permetteranno a diverse regioni di sfruttare per quest’anno, il prossimo e il 2014, circa un miliardo di euro per co-finanziare i fondi strutturali europei; di questa cifra, 423 milioni di euro sono indirizzati verso l’Agenda Digitale.

Ora attendiamo di sapere cosa ne pensa Gasparri e se la Camusso e gli altri sindacati inizieranno a capire che un nuovo sistema economico che scalpita a ridosso del sistema delle tutele rende indispensabile la revisione di alcune pratiche, schemi mentali e modalità d’azione politico-sociale ormai segnati dal tempo.

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