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Caso Phorm: cadono le accuse

Nessuno pagherà alla fine del caso Phorm, la società che nel 2006 aveva proceduto al monitoraggio del traffico Internet degli utenti del provider British Telecom, senza che venisse richiesto loro alcun tipo di autorizzazione, per testare il sistema di behavioral advertising. I magistrati del Crown Prosecution Service (CPS) britannico hanno infatti annunciato che non ci sono prove sufficienti per procedere ad eventuali condanne secondo i dettami del Regulation and Investigatory Powers Act (RIPA), la legge che regola le attività di monitoraggio e intercettazione sul web. La Phorm e la British Telecom avrebbero agito in buona fede, oltre ad aver collaborato con le autorità distruggendo i dati incamerati. La sentenza è stata accolta con freddezza dai difensori della privacy brittanica.

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