Marco Ciaffone
Sono un giornalista immerso nella realtà mediata dalle nuove tecnologie digitali e laureato in Editoria Multimediale presso la facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza di Roma. Alla passione per i temi della politica interna si è aggiunta quella per la regolamentazione, il controllo e la censura di Internet, tematica in merito alla quale gestisco il blog Lareteingabbia.net. it.linkedin.com/in/marcociaffone/it
Homepage: https://lareteingabbia.wordpress.com
Chiude il Commissariato online
Postato in Italia il giorno 13 Maggio 2011
Per la serie “non solo non si avanza granché, ma si fanno anche passi indietro”. Come riferisce Repubblica, per via dei tagli imposti da Tremonti servizi come le denunce online non saranno più disponibili per i cittadini.
Torture per i netizen siriani
Postato in Access Denied il giorno 13 Maggio 2011
Facebook Syrian Revolution 2011 è la pagina creata sul social network dai rivoltosi siriani impegnati nel tentativo di rovesciare la presidenza di Bashar el-Assad; obiettivo principe è catalizzare le voci della protesta. Tuttavia, nelle ultime ore la rappresaglia governativa ha iniziato ad arginare in maniera sempre più stringente i canali di comunicazione del paese, mentre si susseguono violenze e arresti a catena per i manifestanti ai quali vengono chiesti i dati di accesso ai propri account online. E per chi si rifiuta, pronta la tortura. Nel mirino del governo di Damasco sembra essere finita non solo la comunità degli utenti di Facebook (che come Twitter è sottoposto a quotidiane manomissioni), ma la stessa azienda; Zuckerberg e soci sarebbero colpevoli di aver cancellato la pagina Syrian Electronic Army, creata a sostegno del governo, il quale ha annunciato misure straordinarie contro il social network.
GOOGLE vs NUOVA DELHI – Intanto il Wall Street Journal rivela lo scetticismo con il quale a Mountain View sarebbero state accolte le nuove manovre legislative indiane. In particolare, i vertici di Google avrebbero criticato, in un memorandum circolato all’interno degli uffici dell’azienda, le nuove leggi che obbligherebbero siti e gestori di spazi online a rimuovere su richiesta delle autorità entro 36 ore contenuti considerati blasfemi, offensivi o incitanti alla violenza verso capi religiosi e politici. Definizioni abbastanza vaghe da esporre la Rete a provvedimenti di arbitraria censura. Tuttavia, difficilmente BigG ripeterà l’esperienza di guerra aperta sperimentata con Pechino poco più di un anno fa.
In Provincia di Roma si paga online
Postato in Italia il giorno 13 Maggio 2011
Pagare bollettini e tasse di licenza online? In Provincia di Roma da oggi si può. Al Forum PA è stata infatti presenta l’apposita “Porta dei Pagamenti”, messa a punto da Wizards Consulting Group. Effettuando il login nel portale si potrà gestire il proprio profilo che, oltre ai pagamenti, permetterà di tenerne traccia e segnalerà le scadenze. Si potranno inoltre stampare certificazioni e ottenere autorizzazioni, con un sistema integrato con i servizi finora gestiti da Poste Italiane. Il portale, infine, presenterà anche news e blog sui temi della PA.
Proprio in tema di PA, è stata da poco messo a punto il documento provvisorio con le nuove Linee Guida per la Realizzazione dei Siti Web delle Pubbliche Amministrazione, che tengono conto delle indicazioni date in marzo dal Garante della Privacy in materia di trattamento di dati effettuato da soggetti pubblici per finalità di pubblicazione e diffusione sul web. La versione definitiva è prevista per la fine del luglio prossimo, quando sarà terminata la consultazione pubblica promossa sul sito del Ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione.
USA: copyright enforcement
Postato in USA il giorno 11 Maggio 2011
Permettere a qualsiasi soggetto di ottenere un’ordinanza che porti alla chiusura di uno spazio web. E’ questo l’obiettivo principale del Preventing Real Online Threats to Economic Creativity and Theft of Intellectual Property (PROTECT IP) Act, nuovo disegno di legge sul copyright presentato negli Stati Uniti. In sostanza, ogni detentore di diritto potrebbe arrivare a far chiudere un sito o un servizio senza che intervengano le autorità federali o nazionali. Inoltre, le grandi società di credito sarebbero costrette a bloccare il denaro che tiene in vita le reti incriminate, mentre ai motori di ricerca sarebbe chiesto di eliminare dai risultati i domini colpevoli di permettere la violazione di copyright su larga scala. C’è già chi ha associato il documento all’altro disegno di legge Combating Online Infringement and Counterfeiting Act (COICA), quello che punta a rendere perseguibili a livello civile tutti coloro i quali si macchino di violazione di copyright. Particolarmente dura la posizione di Google in merito: BigG, per bocca del suo chairman Eric Schmidt, dichiarava: “Se ci sarà una richiesta, non la soddisferemo, se sarà una discussione, non vi parteciperemo”. In questo veniva criticato sia dalla MPAA, che lo accusava di sentirsi al di sopra della legge statunitense, sia da RIAA, la quale faceva soprattutto notare come queste posizioni potessero risultare incoerenti; già da mesi infatti da Mountain View sono state oscurate nei servizi Autocomplete e Suggest parole di ricerca come RapidShare su esplicita richiesta dei detentori di diritti.
OBAMA NON E’ TRASPARENTE – Nel frattempo il chairman della House Oversight and Government Reform Committee, Darrell Issa, solleva al congresso il dibattito sulla trasparenza dell’Amministrazione. A sua detta la legge Presidential Records Act, risalente agli anni ’70, va aggiornata alla luce degli sviluppi occorsi nelle tecnologie di comunicazione. Sotto la lente sopratutto tutte le modalità di interazione tra i funzionari della Casa Bianca che non permettono registrazione e archiviazione dei contenuti scambiati. Un chiaro messaggio a chi, come Barack Obama, della trasparenza governativa a mezzo Internet si è fatto portabandiera dal primo giorno di campagna elettorale.
Smartphone spioni: istruttorie italiane, udienze americane
Continua la saga degli smartphone spioni; l’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali ha aperto un’istruttoria sul tracciamento operato da iPhone e iPad in merito agli spostamenti degli utenti. Coincidenza, nelle stesse ore si presentavano di fronte al Congresso degli Stati Uniti i rappresentanti di Google, Apple e Microsoft, impegnati a difendersi di fronte all’apposito Comitato formato dai congressman per investigare sulla faccenda. Il focus delle domande è stato l’uso che di questi dati hanno fatto le aziende; la Apple ha ribadito che, al di là dell’aver già provveduto all’eliminazione di “consolidated.db” con l’aggiornamento 4.3.3 di iOS, il lungo periodo di conservazione dei dati è frutto di una svista in fase di programmazione e che comunque Cupertino non ha mai avuto accesso a quei file. La Microsoft ha invece centrato le proprie tesi sulla limitatezza delle quantità di dati raccolte e sul consenso esplicito richiesto ogni volta agli utenti. Infine, Google ha dichiarato che i dati raccolti sono stati sfruttati solo per migliorare i servizi, e dunque nell’interesse dell’utenza stessa.
Le argomentazioni dei colossi non sembrano però aver convinto tutti al Congresso, tanto che la rappresentante della Federal Trade Commission (FTC) Jessica Rich ha manifestato l’intenzione di aprire un’indagine sulla Apple.
FACEBOOK PERDE DATI – Anche il social network di Zuckerberg è alle prese con una nuova grana legata alla privacy; sul blog ufficiale della Symantec Facebook è infatti accusato di aver concesso per anni a soggetti terzi l’accesso a profili, chat e foto per la messa a punto di database spendibili in ottica di behavioral advertisign. Colpevoli sarebbero applicazioni che provocavano una perdita di dati verso l’esterno del sito; la Symantec stima che ad aprile 2011 esse erano 110mila. Facebook fa sapere di aver già rimosso le Api (Application Programming Interface) incriminate, mentre l’Adoc, associazione a tutela dei consumatori, fa sapere per bocca del presidente Carlo Pileri di aver “richiesto al Garante della privacy di verificare immediatamente la possibile fuga di dati sensibili da Facebook” e “alla società californiana di fornire al più presto chiarimenti sulla questione”, giudicata da Pileri “una grave violazione della privacy, dalle dimensioni mostruose […] Dopo l’attacco di hacker a Sony, che ha messo a rischio i dati di circa 100 milioni di utenti nel mondo, un’eventuale perdita di dati da Facebook costringerebbe a ripensare, a livello internazionale, i sistemi di protezione e sicurezza dei dati online degli utenti”.
UPDATE 17 maggio 2011 – Facebook lancia un ultimatum agli sviluppatori che avranno così 48 ore di tempo per rimediare alla fuoriuscita di dati, che a detta dei soci di Zuckerberg si porrebbe in contrasto proprio con le condizioni d’uso del sito. Il tutto in attesa di passare, dal primo settembre 2011, ai parametri del nuovo standard di sicurezza Oauth 2.0 . Nelle stesse ore il social network in blu riceve un’assoluzione in California: le richieste di risarcimento danni di due utenti, che avevano accusato Facebook di aver reso disponibili alcuni loro dati sensibili a siti terzi, non può essere accolta perché non ci sono prove che questa dinamica abbia generato un danno.
Brunetta e la scuola WiFi
Postato in Italia il giorno 10 Maggio 2011
Dalle 12 di ieri diecimila scuole possono prenotarsi per avere la dotazione Wi-Fi, parola di Renato Brunetta. Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione è intervenuto con questo annuncio al Forum PA in corso a Roma. Cinquemila scuole saranno coinvolte nei prossimi sei mesi e altre cinquemila nei sei mesi successivi, così da completare l’operazione entro la metà del prossimo anno, per una spesa pari a circa 5 milioni di euro. Brunetta ha dichiarato che il suo “sogno è dare il kit per tutti i bambini delle scuole elementari”; kit per il quale si sono già prenotati 800 istituti.
CASINI APRE ALL’AGENDA – Dall’Unione di Centro arriva intanto l’apertura all’Agenda Digitale, con Pierferdinando Casini che presenta la proposta con la quale il suo partito appoggia l’inserimento in Costituzione dell’articolo 21-bis. Proposto nel novembre 2010 dal giurista Stefano Rodotà nell’ambito dell’Internet Governance Forum, esso reciterebbe: “Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”. L’Udc si dice contestualmente favorevole all’eliminazione dell’equo compenso e alla messa a punto di una legge a favore della Neutralità della Rete.
CAMERA LEAKS – Sul versante opposto, fa la sua comparsa Camera Leaks, applicazione per iPhone nella quale è possibile trovare il dettaglio delle spese parlamentari aggiornato alla fine del 2010.
Quale interpretazione per il decreto Pisanu?
Postato in Il mondo del Web, Italia il giorno 9 Maggio 2011
E’ ancora confusione sul decreto Pisanu a pochi mesi dall’abolizione delle norme che, in esso contenute, imponevano ai gestori di hot spot pubblici di identificare i clienti e conservarne i documenti. Nelle ultime ore la Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) ha inviato una circolare nella quale, rivolgendosi ad una pubblico potenziale di 230mila imprese, consigliava loro di non dare credito a tutti i soggetti che “stanno proponendo la vendita di programmi di identificazione dei clienti che accedono a Internet tramite Wi-Fi sostenendo che sussisterebbero degli obblighi e delle responsabilità in capo ai gestori pubblici esercizi che mettono a disposizione della clientela il sistema di accesso”; la Fipe afferma di aver preso questa posizione ricalcando quella “del Governo assunta formalmente dal ministro Elio Vito”, che in un’interrogazione parlamentare ha chiarito che l’accesso al web diventava “libero” perché “sono abrogate le disposizioni per l’identificazione degli utenti, il monitoraggio delle operazioni e l’archiviazione dei dati”. Si fa notare alla Federazione che pur risultando minori gli oneri di identificazione essi non sono scomparsi del tutto, tanto che nel nostro paese (e non solo) puoi essere condannato anche per reati che qualcuno commette sfruttando la tua rete wireless domestica non protetta. Va ricordato che nell’interrogazione alla quale fa riferimento la Fipe il ministro Vito affermava anche che il governo aveva reso “gratuito” l’accesso alla Rete; la credibilità dell’aggettivo “libero” usato per il nuovo regime ne risulta senza dubbio compromessa.
UPDATE 12 maggio 2011 – Illuminante la “strasintesi” dell’attuale quadro normativo proposta da Stefano Quintarelli:
- no copia della carta di identita’ per nessuno.
- sei un circolo privato/azienda ? no licenza al questore, no autorizzazione generale (e no obblighi conseguenti)
- sei un bar con un terminale ? no licenza al questore, no autorizzazione generale (e no obblighi conseguenti)
- sei un bar con un access point ? no licenza al questore, si autorizzazione generale (e obblighi conseguenti) (oppure fai un abbonamento con un operatore che eroga il servizio presso di te, come fanno la provincia di roma, rete luna, panservice e altri)
Google News, nuova condanna in Belgio
Postato in Il mondo del Web, Unione Euopea il giorno 9 Maggio 2011
Google News nel suo servizio di rassegna stampa non può riprodurre neppure piccole porzioni degli articoli pubblicati da un certo numero di giornali editi in Belgio, anche se questa pratica potrebbe aumentare la popolarità dei pezzi stessi. La Corte d’Appello di Bruxelles ha così confermato la sentenza di primo grado nei confronti di BigG accogliendo le richieste degli editori belga riuniti in CopiePress. Unica nota positiva per Mountain View, dove circola l’intenzione di ricorrere in Cassazione, la riduzione della multa che sarebbe comminata per ogni giorno di ritardo nella rimozione dei link incriminati (da un milione a 25mila euro). Gli editori non sembrano comunque soddisfatti e pretendono gli arretrati: Google, a loro detta, dovrebbe pagare tra i 32,8 e i 49,2 milioni per aver archiviato in cache nel 2001 e indicizzato in Google News dal 2006 un enorme numero di articoli di loro proprietà.
UPDATE 12 maggio 2011 – Segnalo in merito l’analisi condotta sulla vicenda da Guido Scorza.
Se l’Agcom boicotta chi lotta per una Rete libera
Postato in Italia il giorno 6 Maggio 2011
Saranno state le sue posizioni progressiste in materia di tutela del diritto d’autore e neutralità della Rete. Fatto sta che il consigliere dell’Autorità Garante per le Comunicazioni (Agcom) Nicola D’Angelo sarebbe stato sollevato dall’incarico di relatore della delibera 668/10/CONS sul diritto d’autore online. D’Angelo, docente universitario e magistrato amministrativo, si occupava della stesura del documento con Gianluigi Magri, al quale sarà ora affiancato un altro degli 8 consiglieri dell’Authority (c’è chi lo indica in Sebastiano Sortino, ex direttore della Federazione Italiana degli editori di giornali e dunque personaggio con orientamento ben diverso da quello del predecessore). Mesi fa D’Angelo si era espresso parlando delle leggi nostrane sul diritto d’autore come di norme antiquate e non adatte ai tempi e che andrebbero dunque riformulate per essere più adatte alle nuove realtà prima di discutere di soluzioni che, stante un inappropriato quadro legislativo, presenterebbero un “peccato originale”. Nelle stesse ore si dimetteva da relatore della precedente bozza del regolamento sulla disciplina del Web radio e delle Web TV (la 607/10/CONS) in polemica con misure giudicate generalizzanti dell’universo dell’audiovisivo in Rete.
UPDATE 12 maggio 2011 – E’ stata recapitata in merito una lettera al presidente dell’Agcom Corrado Calabrò; in essa sono presenti richieste di spiegazioni sulla vicenda, maggiore trasparenza negli atti e incontri dei commissari con i firmatari (Agorà Digitale, ADICONSUM, ALTROCONSUMO, ASSONET-Confesercenti, ASSOPROVIDER-Confcommercio, FEMI, Istituto per le Politiche dell’Innovazione e Studio Legale Sarzana).
LA DELIBERA – Parlando dello specifico della 668/10/CONS (“Consultazione pubblica su lineamenti di provvedimento concernente l’esercizio delle competenze dell’autorità nell’attività di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”) essa arriva in attuazione dell’articolo 6 del Decreto Romani del marzo 2010. Un’ampia analisi della stessa è presente qui.
Il monopolio della censura cinese
Postato in Access Denied, Il mondo del Web il giorno 6 Maggio 2011
Controllo totale. E da oggi in esclusiva. Il governo di Pechino ha infatti istituito un Ufficio di Stato per l’informazione su Internet; l’organismo, sotto la guida del ministro dell’Informazione Wang Cheng, opererà come massima autorità deputata al controllo della Rete, cercando così di armonizzare il lavoro compiuto dai diversi (e spesso in conflitto) pezzi della Grande Muraglia imposta al mondo digitale. L’Ufficio si occuperà anche di gestire le iniziative di propaganda online del regime; in molti hanno già sottolineato come questo sia lo sfondo entro il quale si inseriranno nuove e più severe leggi votate al controllo dell’attività dei netizen mandarini.
La Volpe non si muove senza ordini di un giudice
Postato in Il mondo del Web, USA il giorno 6 Maggio 2011
Mozilla non ha nessuna intenzione di rimuovere dal suo browser Firefox l’estensione MAFIAA, che permette il reindirizzamento automatico verso i nuovi indirizzi dei siti bloccati perché ritenuti in violazione di copyright.Harvey Anderson,consigliere generale della Foundation di Mountain View, ha così risposto agli uomini dello U.S. Department of Homeland Security (DHS), affermando che lo strumento di aggiramento dei sigilli governativi (che ha ottenuto 6000 download in poche settimane) resterà lì finché ad ordinare la rimozione non sarà un’ordinanza firmata da un giudice. Dunque, Anderson e soci pongono cruciali interrogativi alle agenzie governative in merito a chi, come e quando può ordinare la rimozione di contenuti e strumenti dell’online senza che ciò possa essere considerato censura o mera accondiscendenza alle richieste dei detentori di diritti.
DO NOT TRACK – Viene intanto approvato in California il disegno di legge SB 761, che contiene importanti disposizioni tese a permettere agli utenti di non essere tracciati durante la navigazioni e difendersi così dalla pubblicità comportamentale. Alle società dell’online sarebbe così vietato tracciare senza esplicito consenso degli utenti; ora ad esprimersi sarà il Senato di Washington.
Google Suggest assolto in Francia
Postato in Il mondo del Web, Unione Euopea il giorno 5 Maggio 2011
Suggerire come chiave di ricerca un sito tramite il quale gli utenti scambiano file protetti da diritto d’autore non equivale a partecipare al reato. E’ quanto stabilisce la corte d’appello di Parigi ponendo fine al contenzioso legale che vede di fronte dal 2008 Google e gli alti rappresentanti del Syndicat National de l’Edition Phonographique (SNEP), l’associazione che in Francia tutela gli interessi dei vari editori fonografici. La SNEP chiedeva sostanzialmente l’eliminazione dai servizi Suggest e Autocomplete di parole come Megaupload e Megavideo, piattaforme accusate di favorire la violazione massiva e sistematica di copyright. La decisione conferma quella arrivata in primo grado nel settembre scorso; l’associazione vede così smontati i suoi argomenti secondo i quali i servizi di Google si ponevano in violazione dell’articolo 336-2 della legge sul diritto d’autore transalpina, soprattutto perché le piattaforme indicate sono usate anche in maniera perfettamente lecita, con l’ulteriore obbligo di pagare 5mila euro a BigG per le spese processuali. Dalla corte arriva anche una tiratina d’orecchi alla SNEP e a tutti i soggetti che cercano di combattere la pirateria online con questi metodi ritenuti dai giudici assolutamente inefficaci.
IP non è ID
Postato in Il mondo del Web, Italia, USA il giorno 4 Maggio 2011
Arriva dal Tribunale dell’Illinois una sentenza che stabilisce un principio importantissimo: un indirizzo IP non corrisponde ad un colpevole. La corte si è espressa in merito al caso della società canadese specializzata in contenuti per adulti VPR International, la quale aveva denunciato più di mille netizen per la loro attività di file sharing. I singoli utenti erano stati rintracciati grazie agli IP forniti dai provider. Agli utenti stessi si richiedeva peraltro di pagare una piccola somma per non essere portati in tribunale.
Il giudice dichiara così inattendibile l’associazione indirizzo IP – singolo utente, citando a proposito il caso di un uomo di Buffalo accusato in aprile di pedopornografia online, accusa decaduta alla scoperta che qualcuno aveva usato la sua rete WiFi non protetta per commettere il reato. Chiaro che anche questa delle reti non protette è una spinosa questione ancora tutta da risolvere e che viene complicata da questa decisione che sembra costringere i detentori di diritti ad un radicale cambio di strategia nella lotta alla pirateria in terra statunitense.
Facebook come l’abuso di auto blu?
Postato in Il mondo del Web, Italia il giorno 4 Maggio 2011
L’uso di Internet sul posto di lavoro è un tema sul quale si arrovellano le menti di chi deve mettere a punto regolamenti aziendali (cerca “orario di lavoro” qui); ma si può essere accusati di peculato e abuso d’ufficio per aver aggiornato il proprio profilo Facebook? A quanto pare, l’eventualità non è da escludere per 5 dipendenti del comune di Bertinoro (Forlì-Cesena).
Se il governo scrive sotto dettatura delle major
Postato in Il mondo del Web, Italia, USA il giorno 4 Maggio 2011
Special 301 è il rapporto con i quali i vertici dell’Office of the United States Trade Representative (USTR) analizzano lo stato della proprietà intellettuale nei vari paesi del mondo. Da questa analisi si ricava una Priority Watch List che ricomprende le nazioni nelle quali le violazioni di copyright sono più massicce; quest’anno sul podio finiscono Cina, Russia e Canada (il cui governo sarebbe responsabile di non aver aggiornato le leggi in materia di tutela del diritto d’autore come stabilito dagli accordi WIPO del 1997). L’Italia è presente nella lista da dieci anni; quest’anno l’USTR accusa il nostro Garante della Privacy di anteporre il diritto alla riservatezza degli utenti a quello di monitoraggio delle reti di file sharing e P2P riservato alle autorità di controllo. Tuttavia, si esprime un aperto plauso per le politiche di organismi come l’Agcom, che con le delibere 606/10/CONS e 607/10/CONS di fine 2010 avrebbe imboccato la strada giusta verso la lotta alla violazione di copyright. Ma qui viene da pensare alle polemiche che nel nostro paese hanno investito questi tentativi di regolamentazione così poco attenti ai bisogni degli utenti e dello sviluppo della Rete e invece così aderenti alle richieste di major ed interessi economici. E così, l’avvocato Guido Scorza mette in luce quanto l’impostazione, le argomentazione e interi periodi dello Special 301 siano ricalcati sulle posizioni che i rappresentanti dell’industria statunitense del copyright hanno inviato agli estensori del documento. I giudizi sull’Italia sembrano così essere stati scritti sotto dettatura di chi rappresenta gli interessi delle major, sia negli apprezzamenti alle iniziative dell’Agcom, sia nelle critiche mosse alla giustizia nostrana (che vanificherebbe i lodevoli sforzi delle forze dell’ordine), sia nelle suddette critiche al Garante della Privacy.
Google, la Corea è ancora indigesta
Postato in Access Denied, Il mondo del Web il giorno 3 Maggio 2011
La Corea del Sud si conferma il paese democratico che con maggiore fermezza interviene nelle questioni che riguardano Google. Da Seul sono infatti partite ispezioni a tappeto nelle sedi di BigG alla ricerca di dati che facciano chiarezza sulle localizzazioni operate da Android. Dunque, dopo le dure rappresaglie lanciate in merito alle intercettazioni di Street View e le accuse di violazione delle leggi antitrust del paese proprio in merito ad Android, non si fanno sconti nell’affaire degli smartphone spioni. Piena collaborazione è stata assicurata da Mountain View alle autorità coreane, le quali affermano: “Sospettiamo che AdMob raccolga informazioni di localizzazione senza il consenso o l’approvazione della commissione delle comunicazioni coreana”.
UPDATE 4 maggio – Dopo la class action depositata contro Apple ne arriva una anche per Google: Julie Brown e Kayla Molaski, utenti di Android di Detroit, hanno dato avvio all’iniziativa legale per provare che la loro privacy è stata violata nonostante l’implementazione dell’opt-in per la geolocalizzazione, perché “un consumatore ragionevolmente attento tende a non capire che la politica di Google in materia di privacy avrebbe portato questa forma estensiva di tracciamento”. Si chiedono così politiche più chiare e un risarcimento di 50mila dollari. Da parte sua Mountain View segue l’esempio di Cupertino e rilancia una lettera inviata un anno fa al congressista Henry Waxman, nella quale si sottolinea l’importanza che hanno per Google i dati di localizzazione ottenuti tramite ripetitori e reti WiFi per la messa a punto dei servizi location based; concetti ribaditi in alcuni memorandum inviati a Larry Page. Dunque la vicenda degli smartphone per Google finisce per incrociarsi con quella altrettanto spinosa dei dati WiFi rubati; incrocio già tratteggiato ad ottobre scorso in una lettera del commissario per la privacy canadese.
@mymail.my – Restando in Asia, il governo della Malesia ha lanciato un progetto per fornire ogni cittadino maggiorenne di un account di posta elettronica che gli permetta di dialogare con la Pubblica Amministrazione. L’iniziativa non è stata accolta con entusiasmo nel paese: tra chi ne sottolinea i costi e chi se ne chiede le ragioni alla luce del fatto che chi possiede una connessione ha già una casella di posta elettronica, in molti evidenziano il pericolo di controllo che si nasconde dietro “il dono” del governo.
Propaganda antipirateria
Postato in USA il giorno 2 Maggio 2011
E se il tuo scaricare film significasse far perdere il posto di lavoro, ad esempio, ad un microfonista?
In sostanza, è questa la domanda che viene rivolta ai netizen americani dal filmato frutto di una collaborazione tra lo U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) e l’Homeland Security Investigations (HSI). Il video rientra nell’Operation In Our Sites, ampia strategia contro la pirateria online in terra statunitense, e dopo essere stato caricato su Youtube è ora visibile in molti dei domini sequestrati in passato dalle autorità a stelle e strisce. Un finto venditore ambulante chiede ad un uomo intenzionato a comprare DVD pirata se “non ha un’anima” mentre definisce una “bella persona” una ragazza che rifiuta l’acquisto. Il filmato comunque, è stato fatto notare, somiglia molto ad uno già utilizzato in passato dalla Motion Picture American Association (MPAA).
NO AL RECUPERO SOCIAL – Intanto un tribunale della California ha stabilito che le agenzie di recupero crediti non possono utilizzare Facebook e gli altri social network per le richieste di pagamento dei debiti. La decisione arriva in merito alla vicenda di una donna pressata a dismisura sul social di Zuckerberg dall’agenzia MarkOne. Dunque, da oggi per le reti di socialità varranno le stesse limitazioni applicate in materia di SMS.
India, stretta sul porno. E non solo
Postato in Access Denied, Il mondo del Web il giorno 2 Maggio 2011
Non si può accedere ad immagini pornografiche ritenute oscene tramite i pc degli Internet cafè. E’ quanto afferma il Dipartimento per l’Informazione e la Tecnologia (MCIT) indiano nelle nuove linee guida per il 2011. Dunque, una nuova stretta su Internet da parte di un governo non nuovo all’approccio censorio nei confronti della Rete. Il MCIT impone così a tutti i gestori di Internet point di registrarsi presso un’agenzia governativa, richiedere i documenti ad ogni utente (sembra il decreto Pisanu…) e li autorizza all’installazione di software che permettano di conservare i dati di navigazione per un anno. Molto invasive le disposizioni che rendono gli intermediari (di qualunque tipo, dagli ISP ai proprietari dei punti di connessione) direttamente responsabili di eventuali reati commessi dagli utenti.
In molti fanno notare la pericolosità contenuta in alcune precisazioni, proprio perché precisazioni non sono; la genericità di alcune regole espone in pratica qualunque tipo di manifestazione alla censura. Basti pensare al divieto di immettere in Rete materiale che si “offensivo per gli altri stati”.
G8 per Internet, Sarkozy rilancia
Postato in Il mondo del Web, Unione Euopea il giorno 2 Maggio 2011
Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha ribadito la volontà di riunire allo stesso tavolo i protagonisti dell’ICT e dell’industria dei contenuti per dare vita ad un “G8 per la Rete” che preceda il vero e proprio vertice dei “grandi” di fine maggio. Al centro del dibattito ci sarebbero i temi caldi del futuro di Internet, i diritti umani, le questioni che attengono proprietà intellettuale, privacy, sicurezza, infrastrutture e mercato digitale. Detto così suona bene; ma le tendenze più volte palesate dallo stesso Sarkozy (dice nulla three strikes?) e da coloro i quali sarebbero i protagonisti di quel tavolo lasciano spazi a dubbi e pensieri maliziosi (vedi in proposito le analisi di Arturo Di Corinto e Vittorio Zambardino).
Dov’è finita l’Agenda Digitale?
Postato in Il mondo del Web, Italia, USA il giorno 30 aprile 2011
Ho ricevuto stamattina una email da Agenda Digitale, l’iniziativa pubblica che si pone l’obiettivo di portare le questioni relative alle nuove tecnologie al centro del dibattito politico nazionale, chiedendo alla politica di assumersi le sue responsabilità. Mi si ricordava come l’11 maggio scadessero i 100 giorni indicati “per ricevere dalla politica le proposte concrete necessarie per dare finalmente una strategia per il digitale al nostro paese”. Dopo avermi segnalato “alcune importanti iniziative” (“Resetting Italia”, “Rinascimento digitale” e l’incontro del 10 maggio promosso dall’Agenzia per l’Innovazione presso il Forum PA), il messaggio si chiudeva così: ”Chi ha seguito la nostra iniziativa sa che abbiamo ricevuto dai partiti e dalle istituzioni molte dichiarazioni di sostegno, impegni al confronto, qualche polemica e, perfino, alcune proposte. Tuttavia, nonostante numerosissime adesioni, articoli di stampa, interviste in radio e tv, e il sostegno di tante personalità della rete (e non solo), non vediamo ancora le azioni concrete da noi auspicate. In particolare, il tema del digitale è ancora posto ai margini della discussione pubblica mentre noi tutti siamo convinti che esso debba essere posto al centro di qualunque discussione attorno al futuro del paese”. Il che dice tutto a proposito.
CLOUD SECURITY – Diventa intanto attualissimo il tema della sicurezza nell’ambito del cloud computing alla luce degli “infortuni” capitati alle reti di PlayStation e Aruba. Episodi che non sembrano comunque causare ripensamenti e marce indietro; la Apple, ad esempio, ha da poche ore acquistato il dominio iCloud, mentre il responsabile marketing di PalyStation Italia Andrea Cuneo afferma: “Si tratta di un progresso (quello del cloud, nda) che non può essere bloccato da un’incidente , seppur grave. Così come i virus non hanno certo fermato lo sviluppo di Windows, anzi, l’incursione nei nostri server renderà le porte di ingresso ai nostri servizi online meglio difese”. Il tema delle “nuvole” sarà anche quello centrale nel prossimo e-piracy, il convegno dedicato ai problemi della tutela dei dati personali nell’era digitale, che si svolgerà presso il Palazzo Vecchio di Firenze il 3 e 4 giugno 2011.
A proposito di difese: l’Icann, l’ente internazionale che sovrintende all’assegnazione degli indirizzi Internet, ha un nuovo capo della sicurezza. Si tratta del 41enne Jeff Moss, il leggendario hacker conosciuto con il nome di battaglia “Dark Tangent”. In realtà il capitolo “pirata informatico” nella vita di Moss sembra essersi chiuso già da anni, e dopo aver collaborato con aziende leader nella messa a punto di sistemi di sicurezza per le reti aziendali, è stato nominato nel 2008 membro dell’”Homeland Security Council” americano da Barack Obama in persona. “Dark Tangent” entra all’Icann anche con il ruolo di vicepresidente. Ha dichiarato Rod Beckstrom, presidente e amministratore delegato dell’Internet Corporation for Assigned Name and Numbers: “Non posso immaginare nessun altro che abbia le conoscenze di cui dispone Moss. Solo lui é in grado di captare per tempo i pericoli e difenderci dagli attacchi informatici”.





