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Agenda Digitale, primi bilanci dalla Commissione

Agenda Digitale Neelie KroesAd un anno dall’avvio dell’Agenda Digitale constato con piacere i progressi compiuti. Ma gli stati membri, l’intero settore, la società civile e la Commissione, noi tutti dobbiamo fare di più se vogliamo sfruttare appieno il potenziale dell’Agenda per conservare la competitività europea, stimolare l’innovazione e creare posti di lavoro e prosperità”. Il commissario responsabile Neelie Kroes commenta così i risultati del quadro di valutazione che i vertici dell’Unione hanno diramato in queste ore per fare un primo bilancio dell’Agenda Digitale europea. Un ricco corpus di dati relativi ad ogni singolo stato membro dal quale emergono alcune importanti indicazioni; il 65% dei cittadini europei è connesso alla Rete, il 40% di essi effettua acquisti online, il 41% sfrutta i servizi di e-Government e il digital divide interno è stato ridotto del 4%. Dunque, la strada sembra essere quella giusta per arrivare, come da programma, ad avere entro il 2015 un numero di netizen pari al 75% dei cittadini comunitari e un uso dei servizi digitali delle pubbliche amministrazioni esteso ad almeno metà dei cittadini (e all’80% delle imprese). Anche in tema banda larga vengono sottolineati progressi sul fronte della lotta al rural divide. All’Italia viene riservato un plauso per le iniziative legate all’e-Gov, ma non si risparmiano critiche per il basso numero di utenti abitudinari (48%) e lo scarso utilizzo delle pratiche di commercio elettronico. Il che ci introduce alla nota negativa del rapporto della Commissione: l’e-commerce transfrontaliero è arrivato all’8,8% nel 2010, registrando un aumento del solo 0,7%.

CYBERWAR – Intanto le autorità inglesi sembrano intenzionate ad intraprendere in un futuro molto prossimo la strada che porterà il paese a dotarsi di vere e proprie armi di cyberguerra per difendersi da attacchi esterni. Ancor più concreti i segnali che arrivano dall’altra parte dell’Atlantico, con il Pentagono ad affermare che gli attacchi informatici provenienti da una altro paese possono essere considerati atti di guerra e come tali giustificare risposte convenzionali (bombe e carri armati, per intenderci), soprattutto se l’attacco informatico crea danni e vittime. 

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La Cina oscura la Mongolia Interna

Mongolia Interna Internet OscuratoCirca duemila studenti scesi in piazza per protestare contro l’uccisione di un pastore appartenente ad una minoranza etnica ad opera di un camionista cinese di etnia Han. Una situazione che, creatasi nella Mongolia Interna, è considerata così delicata da spingere le autorità cinesi ad oscurare ogni riferimento ad essa veicolato dai social network del paese. Dunque, il timore che alla lunga si potesse trovare in casa movimenti come quelli quelli che in Medio Oriente hanno rovesciato governi e mobilitato alla protesta masse di cittadini ha fatto propendere Pechino per soluzioni drastiche. Il filtraggio colpisce così le centinaita di milioni di utenti dei servizi di microblogging Sina e Tencent e del “Facebook cinese” Renren, con i profili provenienti dalla regione in questione inaccessibili dalla Cina.

Nel frattempo, da Pechino arrivano conferme circa la creazione di un cybercommando incaricato di difendere il paese da eventuali attacchi digitali esterni. Trenta uomini formano così The Blue Army.

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Aggiornamento materiali

Sono disponibili nuovi materiali aggiornati nella sezione Tutto quello che c’è da sapere: è così possibile trovare l’Update sugli Stati Uniti d’America, nel quale si parla del rinnovo del Patriot Act, e di tutte le importanti misure in materia di intercettazioni in esso previste, deciso da Barack Obama; disponibile è poi l’aggiornamento dei materiali relativi all’Unione Europea, con il disegno di legge che in Olanda mira a garantire la neutralità della Rete tra tulipani e mulini a vento; infine, nuove anche sul fronte del World Wide Control, con l’Iran pronto a lanciare una rete di connessioni alternativa ad Internet e posta sotto il totale controllo del governo. 

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SISTRI: rinvio a settembre

SISTRINé bocciato né promosso, semplicemente rimandato a settembre. Il SISTRI, dopo le polemiche che hanno avvolto il sistema elettronico di tracciamento dei rifiuti che sarebbe dovuto entrare a a regime dal prossimo primo giugno, non vedrà dunque la luce prima della fine dell’Estate. 

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Blog come la stampa clandestina

Stampa ClandestinaIl giornalista di Ragusa Carlo Ruta è stato condannato dalla prima sezione della Corte d’Appello di Catania per il reato di stampa clandestina, disciplinato dall’articolo 16 della legge sulla stampa (n.47 dell’8 febbraio 1948). Già condannato dal tribunale di Modica nel 2008, Ruta dovrà ora versare 150 euro di multa; il suo blog Accadeinsicilia, focalizzato su inchieste riguardanti politica e collusioni con la mafia, era stato citato in giudizio dal procuratore della Repubblica di Ragusa Agostino Fera, che si dice danneggiato dai contenuti dello spazio online. A Catania si stabilisce ora che il blog necessitava di una registrazione presso un tribunale perché deve essere equiparato ad un giornale cartaceo; in mancanza di registrazione opera dunque in clandestinità. L’avvocato di Ruta, Giuseppe Arnone, ha già annunciato il ricorso in Cassazione, perché ritiene la sentenza “gravemente illiberale in quanto non tiene in adeguata considerazione i principi costituzionali che garantiscono la libertà di stampa e d’informazione: elementi essenziali della democrazia”.

Il precedente che si crea, infatti, rischia di gettare nella clandestinità migliaia di siti e blog: chi stabilisce la “necessità di equiparazione alla stampa cartacea”?

UPDATE 28 MAGGIO – Massimo Mantellini lega questa vicenda giudiziaria alla legge n.62 del 2001. 


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eG8, bilancio in chiaroscuro

Sarkozy eG8 ForumVolendo riassumere in pochissime parole la due giorni di incontri: nota positiva l’aver parlato delle tematiche della Rete, nota negativa l’aver lasciato la parola per la grandissima parte ad un solo punto di vista, quello delle major (con pochi contraltari tra i quali Jhon Perry Barlow), che poi è quello di Sarkozy. A proposito dell’intervento del presidente francese, segnalo il commento del senatore democratico Vincenzo Vita:

Pericoloso e brillante l’intervento di Sarkozy. Pericoloso perché sul diritto d’autore è stato molto tradizionalista e sulla libertà della rete piuttosto elusivo. E’ stato brillante perché a differenza di Berlusconi, pronuncia bene “Google”, sa parlare di questi argomenti con cognizione anche di linguaggio e risponde alle critiche di chi è in sala senza dirgli che è un comunista. Il governo italiano resta fermo su tv e violazione continua della par condicio mentre qui a Parigi riecheggia “internet come bene comune”. Auspichiamo una ripresa dei temi della rete anche in Italia dove il disegno di legge sulla neutralità è stato depositato in Senato due anni fa e solo da pochi mesi è iniziato l’iter nella commissione competente. In Francia, il disegno di legge sulla net neutrality – sottoscritto da tutti i senatori del Pd – è stato richiesto e con gran piacere ho lasciato il testo della proposta come linee guida”. In Italia c’è ancora tanto da fare per eliminare non solo il digital divide ma quel gap culturale che ci sta allontanando sempre di più dall’Europa e dal villaggio globale.”

UPDATE 26 maggio 2011 – L’avvocato Guido Scorza, tra i rappresentanti del nostro paese all’evento, affida la sua analisi alle colonne di Punto Informatico.

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Antipirateria europea sempre più rigida

Antipirateria europeaProvider costretti a vigilare sui contenuti che passano sulle loro reti per eliminare quelli in violazione di copyright; regime del three strikes esteso a tutti i paesi dell’Unione Europea, con conseguente riduzione dei diritti dei netizen e aumento degli oneri per gli intermediari. Il tutto per assecondare ulteriormente le richieste dei detentori di diritti. E’ lo scenario che ha dipinto Michel Barnier, commissario per il mercato Interno e i Servizi Finanziari, illustrando la Intellectual Property Rights Strategy, serie di misure che la Commissione intende adottare per rivedere l’attuale quadro normativo in materia di diritto d’autore. Su di esse è ora aperta la consultazione pubblica, che appare a questo punto come uno spazio nel quale sarà necessario difendere per l’ennesima volta la libertà della Rete dagli attacchi di major e loro referenti politici.

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Telecom vuole maggiore chiarezza sull’asta

Asta delle frequenzeArrivano le reazioni alle procedure con le quali l’Agcom ha accelerato il percorso verso l’asta delle frequenze liberate dal digitale terrestre. Franco Bernabè di Telecom chiede, tramite una lettera inviata a Berluconi, Tremonti e Romani, maggiori dettagli sullo svolgimento dell’asta (soprattutto alla luce delle frequenze ancora occupate dai piccoli operatori impegnati a battere cassa al Governo) e sulle riduzioni delle tariffe di terminazione mobile, in pratica sulle cifre che gli operatori devono pagare a Telecom per l’utilizzo delle reti di sua proprietà. Argomento caldo, soprattutto perché la delibera 301/11/CONS dell’Agcom ha iniziato l’iter che la porterà alla Commissione Europea e poi ancora ad una consultazione nazionale. In essa si parla di obblighi in capo a Telecom; uno su tutti, la necessità che l’ex monopolista garantisca l’accesso disaggregato alle sue infrastrutture agli operatori alternativi.

EGOV DA INVIDIA – Intanto il Rapporto annuale Istat piazza le politiche italiane in materia di e-Government al top della classifica europea, premiando così la riforma della Pubblica Amministrazione targata Brunetta. Come Austria, Irlanda, Portogallo e Malta infatti, il nostro paese con la totalità di servizi erogati elettronicamente si pone molto al di sopra della media europea, attualmente ferma all’84,3%. Il vero problema, dunque, risiede nell’utilizzo dei suddetti servizi da parte dei cittadini: solo il 22% ne usufruisce per interagire con la PA e solo il 7,5% per l’invio di modulistica, con il nostro paese che si piazza così quintultimo in entrambe le classifiche basate su questi indicatori.

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Le nuove regole delle telecomunicazioni europee

Telecoms PackageEntreranno in vigore domani le nuove regole continentali sulle telecomunicazioni contenute in un pacchetto approvato dall’Unione Europea nel 2009. Al momento solo Danimarca ed Estonia sono in linea con le nuove norme volte a implementare maggiori tutele per i consumatori. Il Telecoms Package prevede infatti la riduzione dei tempi per la portabilità di numerazioni fisse e mobili (in pratica il passaggio da un operatore all’altro mantenendo il proprio numero) ad un solo giorno; un tetto massimo per i contratti, che non potranno superare la durata di 24 mesi e dovranno prevedere l’opzione dei 12 per rendere più facile all’utente un cambio (misure già previste in Italia nelle liberalizzazioni operate da Bersani); una maggiore chiarezza nelle informazioni di contratto, con relative multe in caso di errori e responsabilità accertate; maggiore tutela dei dati personali; una reale armonizzazione delle regole sul territorio europeo e, infine, un più facile accesso alle numerazioni di emergenza come il 112 (il numero unico di emergenza europeo). Così facendo si modificano cinque precedenti direttive comunitarie: la direttiva quadro, la direttiva accesso, la direttiva autorizzazioni, la direttiva servizio universale e la direttiva e-privacy

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G8 per la Rete, ecco i nomi

eG8 Forum per InternetInizia domani a Parigi, anticipando il G8, l’incontro in terra francese vedrà per la prima volta una sezione espressamente dedicata ad Internet, l’eG8 Forum, al quale parteciperanno i vertici dei colossi del Web, da Mark Zuckerberg (Facebook) ad Eric Schmidt (Google) fino a Jimmy Wales (Wikipedia). E per l’Italia? A rappresentare la Rete nostrana saranno, tra gli altri, il presidente di Telecom Italia Franco Bernabè, il giurista Stefano Rodotà el’avvocato e blogger Guido Scorza.

Ed è proprio Guido Scorza ad analizzare la partecipazione italiana all’evento con un pezzo pubblicato su Wired.it e che riporto integralmente qui sotto:

Qui a Parigi siamo a poche ore dall’intervento con il quale Nicolas Sarkozy, Presidente della Repubblica francese aprirà i lavori dell’e-G8 Forum. Il clima è quello delle grandi occasioni anche se, forse, l’etichetta istituzionale lascia il posto a quella delle kermesse mediatico-commerciali il che, considerata l’importanza ed il rilievo per il futuro della Rete dei temi dei quali si discuterà, non può non preoccupare.

Una riflessione sulla governance della Rete guidata dai soli stakeholders economici non è, certamente, uno scenario auspicabile. In questo senso, d’altra parte, nelle ultime ore alcune tra le più importanti e rappresentative associazioni attive sul versante della governance di Internet hanno denunciato il loro mancato coinvolgimento ed auspicato, per il futuro un approccio, realmente, multi-stakeholders.

A prescindere da queste preoccupazioni e perplessità destinate a prendere corpo o – come c’è da augurarsi – ad essere smentite nelle prossime ore, tuttavia, c’è un dato che, sin d’ora, sfortunatamente balza agli occhi: gli italiani che partecipano al vertice sono pochi, anzi pochissimi rispetto agli oltre mille partecipanti. Siamo meno di quindici su millecentocinquanta partecipanti e la nostra rappresentatività scende vertiginosamente, riducendosi a meno della metà se si eliminano dall’elenco quanti, pur avendo origini italiane, sono qui in rappresentanza di società ed organizzazioni straniere. Solo tre su oltre cento relatori, d’altra parte, gli italiani che prenderanno la parola nella due giorni di discussione: Franco Bernabé, Presidente di Telecom Italia, Carlo de Benedetti Chairman del Gruppo Editoriale l’Espresso e Luca Ascani, AD di Populis. Inutile ricordare che le posizioni a proposito della crescita e della governace della Rete dei primi due non rappresentano, sebbene per ragioni diverse, esattamente il modo di guardare ad Internet degli italiani. La rappresentanza del Governo è affidata a Gianluigi Benedetti, Consigliere diplomatico del Ministro Brunetta mentre l’unico parlamentare presente è Vincenzo Vita (PD). Anche in questo caso, difficile dirsi soddisfatti dello scarso interesse che la politica italiana ha riservato all’incontro.

Possibile che nessun altro dei tanti onorevoli e membri dell’esecutivo che negli ultimi anni hanno, a più riprese, deciso di occuparsi di questioni della Rete abbia ritenuto opportuno partecipare al meeting? Sono rimasti tutti a casa per scelta e per occuparsi delle beghe elettorali o sono stati lasciati a casa dagli organizzatori? Quale che sia la risposta, in ogni caso, l’Italia non uscirà da questo primo e-G8 facendoci una bella figura. Ci confermiamo, purtroppo, un Paese capace di guardare alla Rete solo quando si tratta di varare provvedimenti censori e restrittivi dei diritti e delle libertà fondamentali. Dove sono gli zelanti commissari dell’AGCOM che si accingono a dettare le nuove regole del diritto d’autore in Rete? E la SIAE? Tutti convinti di conoscere già tanto bene il fenomeno Internet da non aver bisogno di ascoltare il pensiero dei protagonisti del mondo della Rete? Il Ministro Romani ed i suoi funzionari? Dopo aver pensato di trasformare la Rete in una grande TV hanno preferito disertare il vertice?

L’Italia, comunque vadano i lavori di questo primo G8 Forum dell’Internet, ha perso l’ennesima piccola, grande occasione e dimostrato, ancora una volta, di ritenere la Rete solo un grande giocattolo al quale guardare come ad una minaccia per gli interessi economici e politici dei soliti noti”.

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Asta delle frequenze: si parte (finalmente)

Asta delle frequenzeL’asta per il dividendo digitale sembra davvero in procinto di partire, dopo che l’Agcom ha reso operative le procedure per l’assegnazione delle frequenze destinate alla banda larga e alle emittenti televisive digitali; in vendita risultano così i circa 300 Mhz di banda liberatisi con il passaggio al digitale terrestre, che comprendono bande a 800, 1800, 2000 e 2600 Mhz (per quelle a 1800Mhz, attualmente usate per il GSM, si prevede l’utilizzo nelle reti telefoniche e di connessione senza fili di nuova generazione LTE e WiMax). Aste del genere si sono già svolte in altri paesi con ottimi ricavi, come i 4,3 miliardi in Germania. Da noi il governo stima di poter ricavare circa 2,4 miliardi di euro da investire per lo sviluppo della broadband nella penisola. Per far si che il risultato sia in linea con questi obiettivi, vengono così posti dei vincoli agli acquirenti: viene stabilito un tetto massimo acquistabile da un singolo operatore e si impone ai futuri proprietari il rispetto di alcune norme legate alla lotta al digital divide e alle tariffe che saranno poi applicate agli utenti.

C’è tuttavia ancora un importante nodo da sciogliere: alcune frequenze sono libere solo in teoria, perché ancora occupate da emittenti locali private. A titolo di risarcimento erano già stati previsti per esse 240 milioni di euro, il 10% dei ricavi dell’asta. Tuttavia, i loro rappresentanti hanno chiesto esattamente il doppio.

PA E PRIVACY – E mentre l’ottava Commissione del Senato porta avanti le audizioni dell’indagine su banda larga e neutralità della rete, l’avvocato Graziano Garrisi e il dottor Lino Fornano mettono in guardia sui pericoli che si celano dietro alcune iniziative del Governo; in particolare, le semplificazioni in materia di applicazione delle norme sulla privacy in ambito burocratico introdotte con lo schema di Decreto Legge approvato a Palazzo Chigi il 5 marzo scorso. 

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Se per lo streaming si va in galera

GaleraEra la metà del marzo 2010 quando la “cyberzarina” staunitense Victoria Espinel diramava un documento di 20 pagine nel quale si esprimevano nette posizioni di lotta alla violazione del copyright. In particolare, riconoscendo il peso assunto dallo streaming, ormai ampiamente ai livelli del P2P, la Espinel si dichiara favorevole al considerarlo un crimine, sicuramente non per la gioia di piattaforme come Megavideo. E’ notizia delle ultime ore che il disegno di legge S-978 ha iniziato il suo iter verso la promulgazione che ribalterebbe l’attuale quadro vigente che non prevede la possibilità di considerare un criminale chi viene sorpreso a “streammare” nel territorio degli USA. Nella nuova situazione invece, rischieranno cinque anni di prigione (più multa) coloro i quali saranno considerati responsabili di dieci o più public performance a mezzo elettronico; la galera è prevista anche in casi di riconosciuto valore delle opere fruite (le major ragionano in termini di migliaia di dollari di guadagni persi, anche se sappiamo le difficoltà e le conseguenti arbitrarietà che si nascondo dietro questi calcoli).

E QUESTA E’ CASA MIA – Intanto in California viene presentato un altro progetto di legge, l’SB 242. L’obiettivo è rendere legittimo per i genitori di minori entrare negli account online dei figli per gestirne le impostazioni sulla privacy nel loro interesse. Si vuole inoltre concedere a questi genitori la possibilità di richiedere ai gestori delle piattaforme la cancellazione di contenuti riguardanti la loro prole; chi non ottempera entro 48 ore riceve fino a 10mila dollari di multa. Come prevedibile, ondate di proteste dal mondo delle aziende dell’ICT.

Vinklewoss alla Corte Suprema – Arriva infine la notizia che i gemelli Winklevoss hanno deciso di ricorrere alla Corte Suprema nell’ambito della causa che li vede contrapposti a Facebook

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Bitcoin: moneta virtuale

Immaginate una moneta virtuale coniata per il mondo digitale che permetta qualunque tipo di acquisto anche nel mondo reale tramite un sistema totalmente slegato da banche, movimenti finanziari ed inflazione. State immaginando Bitcoin, il Peer-to-Peer Electronic Cash System. Wired.it ci spiega in cosa consiste. 

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Creative Commons per il Comune di Firenze

Palazzo Vecchio Comune di FirenzeIl Consiglio di Palazzo Vecchio ha implementato una licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 sul sito ufficiale del comune e su tutti gli altri spazi web da esso controllati. La decisione fa seguito all’approvazione arrivata in marzo per la mozione presentata in merito da Eros Cruccolini, rappresentante di SEL. Prossimo passo, stando al progetto di Cruccolini, l’applicazione delle licenze anche ai documenti cartacei e l’inizio dell’avventura open source.

BLOCCARE IL SISTRI – Intanto parecchie associazioni imprenditoriali, artigianali e commerciali hanno inviato una lettera al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo nella quale richiedono di sospendere e riformulare il SISTRI. Il sistema che promette di rendere realtà la tracciabilità dei rifiuti viene infatti giudicato apprezzabile per le motivazioni che ne hanno determinato la creazione ma al momento troppo complesso e farraginoso per essere utilizzato nel nostro mercato imprenditoriale già dal primo giugno 2011. 

UPDATE 23 maggio 2011 – La proposta di sospensione del SISTRI riceve in sequenza la bocciatura del Ministro per i Rapporti col Parlamento Elio Vito e quella del Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo (appoggiata da tutto il governo tranne la Lega Nord, che chiede di rinviare al 2012 l’entrata in vigore del sistema di tracciamento dei rifiuti).  Tuttavia, secondo indiscrezioni si starebbe pensando ad una esenzione per le aziende che non riescono a partire nei tempi stabiliti per colpe non loro. 

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In Spagna si viaggia a minimo 1mbps. Per legge

Il governo spagnolo ha approvato la legge di modifica dell’attuale normativa sulle telecomunicazioni introducendo tra gli obblighi di servizio universali la fornitura di banda larga a minimo 1mbps. 

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Intervista a Nicola D’Angelo

Daniele Lepido intervista Nicola D’Angelo, il commissario dell’Agcom rimosso dall’incarico di relatore della delibera 668/10/CONS sul diritto d’autore online. 

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Chiude il Commissariato online

Commissariato onlinePer la serie “non solo non si avanza granché, ma si fanno anche passi indietro”. Come riferisce Repubblicaper via dei tagli imposti da Tremonti servizi come le denunce online non saranno più disponibili per i cittadini. 

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Torture per i netizen siriani

Rivolta in SiriaFacebook Syrian Revolution 2011 è la pagina creata sul social network dai rivoltosi siriani impegnati nel tentativo di rovesciare la presidenza di Bashar el-Assad; obiettivo principe è catalizzare le voci della protestaTuttavia, nelle ultime ore la rappresaglia governativa ha iniziato ad arginare in maniera sempre più stringente i canali di comunicazione del paese, mentre si susseguono violenze e arresti a catena per i manifestanti ai quali vengono chiesti i dati di accesso ai propri account online. E per chi si rifiuta, pronta la tortura. Nel mirino del governo di Damasco sembra essere finita non solo la comunità degli utenti di Facebook (che come Twitter è sottoposto a quotidiane manomissioni), ma la stessa azienda; Zuckerberg e soci sarebbero colpevoli di aver cancellato la pagina Syrian Electronic Army, creata a sostegno del governo, il quale ha annunciato misure straordinarie contro il social network.

GOOGLE vs NUOVA DELHI – Intanto il Wall Street Journal rivela lo scetticismo con il quale a Mountain View sarebbero state accolte le nuove manovre legislative indiane. In particolare, i vertici di Google avrebbero criticato, in un memorandum circolato all’interno degli uffici dell’azienda, le nuove leggi che obbligherebbero siti e gestori di spazi online a rimuovere su richiesta delle autorità entro 36 ore contenuti considerati blasfemi, offensivi o incitanti alla violenza verso capi religiosi e politici. Definizioni abbastanza vaghe da esporre la Rete a provvedimenti di arbitraria censura. Tuttavia, difficilmente BigG ripeterà l’esperienza di guerra aperta sperimentata con Pechino poco più di un anno fa. 

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In Provincia di Roma si paga online

WiFi Provincia di RomaPagare bollettini e tasse di licenza online? In Provincia di Roma da oggi si può. Al Forum PA è stata infatti presenta l’apposita “Porta dei Pagamenti”, messa a punto da Wizards Consulting Group. Effettuando il login nel portale si potrà gestire il proprio profilo che, oltre ai pagamenti, permetterà di tenerne traccia e segnalerà le scadenze. Si potranno inoltre stampare certificazioni e ottenere autorizzazioni, con un sistema integrato con i servizi finora gestiti da Poste Italiane. Il portale, infine, presenterà anche news e blog sui temi della PA.

Proprio in tema di PA, è stata da poco messo a punto il documento provvisorio con le nuove Linee Guida per la Realizzazione dei Siti Web delle Pubbliche Amministrazione, che tengono conto delle indicazioni date in marzo dal Garante della Privacy in materia di trattamento di dati effettuato da soggetti pubblici per finalità di pubblicazione e diffusione sul web. La versione definitiva è prevista per la fine del luglio prossimo, quando sarà terminata la consultazione pubblica promossa sul sito del Ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione. 

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USA: copyright enforcement

OrdinanzaPermettere a qualsiasi soggetto di ottenere un’ordinanza che porti alla chiusura di uno spazio web. E’ questo l’obiettivo principale del Preventing Real Online Threats to Economic Creativity and Theft of Intellectual Property (PROTECT IP) Act, nuovo disegno di legge sul copyright presentato negli Stati Uniti. In sostanza, ogni detentore di diritto potrebbe arrivare a far chiudere un sito o un servizio senza che intervengano le autorità federali o nazionali. Inoltre, le grandi società di credito sarebbero costrette a bloccare il denaro che tiene in vita le reti incriminate, mentre ai motori di ricerca sarebbe chiesto di eliminare dai risultati i domini colpevoli di permettere la violazione di copyright su larga scala. C’è già chi ha associato il documento all’altro disegno di legge Combating Online Infringement and Counterfeiting Act (COICA), quello che punta a rendere perseguibili a livello civile tutti coloro i quali si macchino di violazione di copyright. Particolarmente dura la posizione di Google in merito: BigG, per bocca del suo chairman Eric Schmidt, dichiarava: “Se ci sarà una richiesta, non la soddisferemo, se sarà una discussione, non vi parteciperemo”. In questo veniva criticato sia dalla MPAA, che lo accusava di sentirsi al di sopra della legge statunitense, sia da RIAA, la quale faceva soprattutto notare come queste posizioni potessero risultare incoerenti; già da mesi infatti da Mountain View sono state oscurate nei servizi Autocomplete e Suggest parole di ricerca come RapidShare su esplicita richiesta dei detentori di diritti. 

OBAMA NON E’ TRASPARENTE – Nel frattempo il chairman della House Oversight and Government Reform Committee, Darrell Issa, solleva al congresso il dibattito sulla trasparenza dell’Amministrazione. A sua detta la legge Presidential Records Act, risalente agli anni ’70, va aggiornata alla luce degli sviluppi occorsi nelle tecnologie di comunicazione. Sotto la lente sopratutto tutte le modalità di interazione tra i funzionari della Casa Bianca che non permettono registrazione e archiviazione dei contenuti scambiati. Un chiaro messaggio a chi, come Barack Obama, della trasparenza governativa a mezzo Internet si è fatto portabandiera dal primo giorno di campagna elettorale.

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